#UNIVERSITA’APERTA A TUTTI #NO AL NUMERO CHIUSO A TUTTI I COSTI, costi quel che costi, non ammazziamo il futuro

di natale capodiferro   #UNIVERSITA’APERTA A TUTTI   #NO AL NUMERO CHIUSO

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Accessibilità per tutti per tutte le università senza numero chiuso. Alla tv rettori e compagnia bella accampano stupidate a non finire circa la selezione. Se l’università non sarà di tutti per tutti avremo medici(è il caso delle polemiche di pochi giorni fa) di classi agevolate che cresceranno sempre più mentre altre, quelle più povere, sempre meno.

Il numero chiuso, invece, non darà la possibilità alla marea di esseri intelligenti, ma indigenti economicamente, di sfondare questo nuovo muro classista, che è in divenire, per elevare la propria posizione sociale, culturale e professionale.

Sarà banale dirlo ma la gran parte della dirigenza attuale/professionisti/autonomi proviene, come i rettori, anche da classi ex disagiate che con la cultura hanno riconquistato la dignità, la professionalità ed elevato il livello culturale di quest’Italia. Ora vorremmo che chi ci guidi ed organizzi faccia parte di abbienti o di coloro che possono permettersi di formare privatamente i loro figli-perchè oggi l’università, con quello che si paga non è  nelle possibilità di tutti, a scapito della costituzione, della democrazia e della libertà.

Il numero chiuso si è reso necessario poichè negli anni ’80/’90 c’era troppa discrepanza tra iscritti a tal università e iscritti a talaltra, ovvero vi erano corsi più richiesti ed altri meno. Questo vien detto ripetutamente.  Per chi si ricorda bene non è certo stato istituito il numero chiuso perchè non si aveva relazione certa tra iscritti e mercato del lavoro. No, non era questa l’intenzione. L’idea era di omogenizzare il più possibile l’accesso alle facoltà secondo le loro disponibilità strutturali e di didattica. Era chiaro all’epoca che non avendo né classi né strutture non poteva la didattica ricadere su un numero che eccedesse quelle superfici.

Ora però ci vengono a dire, i magnifici, che il numero è relativo alle disponibilità nazionali dei posti-lavoro. Ma da quando si è disposto, esiste una legge in tal senso forse!, che l’istruzione debba esistere solo per coprire posti-lavoro? E’ chiaro che è una forma mentis sbagliata, e che ci proviene anche e soprattutto dai periodi di crisi economica che stiamo vivendo e dal mondo pauperistico della sinistra. L’Università(la scuola in generale) non dovrebbe essere solo al servizio delle aziende, ma mezzo attraverso il quale si elevi la formazione, l’informazione e la cultura generale, individuando campi di professione(non tutti i medici faranno i medici, alcuni potranno scegliere opportunità di ricerca o fuori dagli ospedali o strutture sanitarie o farmaceutiche di ricerca e private.

Quello di cui parla la tv o i media in genere, compreso i giornali, sono le eccellenze, non facciamoci fregare quindi, in Italia nemmeno quelle lavorano causa patriarcato, padronato e baronato e familismo, le innumerevoli posizioni lavorative a cui si può aspirare con una laurea(indipendentemente se in Italia o all’estero) nulla hanno a che vedere con il diritto allo studio. Che sacrosanto deve essere di tutti, e senza nessun numero chiuso. Si adoperino piuttosto al governo e al MIUR per capire come pianificare corsi omogenei con edifici sicuri e tecnologie/strumentazioni all’avanguardia, altrimenti “fare università” sarà l’equivalente di andare a “rilevare” uno o più posti che si liberano per pensionamenti.

Spero solo che in questo gran casino romano ci sia il tempo per i nostri m5s e, perché no per tutti gli altri politici, per portare una voce nel campo universitario a favore degli studenti, dove l’esame preliminare e gli alti costi di gestione non sono appannaggio di tutti. La cultura ne morirà, le professioni e la ricerca ne moriranno, l’evoluzione egalitaria della nostra costituzione sarà tradita, l’Italia verrà nuovamente divisa in chi può e chi no. Un grido, un sol grido vorrei sentire dai politici: università aperta a tutti e possibilità per i meno abbienti di iscriversi e partecipare(non ai test, son cavolate, ma ai corsi direttamente).

Alcuni di noi, anche docenti parlano di selezione. Ma cosa si intende veramente con “selezione”? Che già non sia insita nel corso di studio e naturale(molti abbandonano di loro e per quello che la società gli prospetta)! Credo importante sia un numero più elevato di professionalità(come ben si sa, non tutti hanno le stesse competenze e gli stessi livelli) da poter inserire internamente ed esternamente alla nazione, anzi più si riuscirà a spendere un risultato positivo in tal senso, come la Norvegia, meglio sarà per noi. Non solo tanti ma tanti competenti che potremo spargere nel mondo. Se si persistesse nel far rimanere invariato il numero chiuso se ne agevolerebbero sempre gli stessi(classi intendo).

Oltre al numero chiuso, io personalmente sono contrario ad ogni tipo di sbarramento, in quanto non hanno nessun valore: lo ritengo falso e illusorio ne orribile.

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