Politica, PMI e Banche. Le nuove norme Europee e l’incapacità di comprendere dei nostri politici

Il 15 gennaio proponevo su questo sito un articolo che descriveva il folle intervento di Daniéle Nouy relativo all’inasprimento degli accantonamenti da effettuare sui crediti non perfoming (NPL) e su quelli problematici (UTP)[1].

Questo evento, assai drammatico per il sistema bancario ed ancor più grave per le piccole e medie imprese, sta ora prendendo corpo tra l’indifferenza generale, visto solo da pochi addetti ai lavori come me, che stanno vedendo aprirsi la voragine con lo sgomento di Cassandra.

Scrive oggi, 20 febbraio 2018, sul Corriere della Sera Federico Fubini (non proprio l’ultimo arrivato)[2] che quei nodi stanno venendo al pettine tra la totale ignavia dei nostri politici.

Anzi, io direi ignoranza dei problemi fondamentali del paese ed eccesso di impegno a sparare mirabolanti palle pseudoprogrammatiche sulla qualunque.

Nel frattempo, la botta mortale avanza.

L’articolo di Fubini è significativamente intitolato: “La Bce prepara la stretta sulle banche. Da aprile le nuove regole sugli Npl” e recita come sommario: “Il nuovo regime sul credito imporrà, a cascata, cambiamenti nell’efficienza della giustizia civile e nella struttura delle microimprese che oggi rappresentano il 95% delle società in Italia”.

La sintesi la faccio io: il 13 marzo la Commissione Ue e il 14 marzo la Banca centrale europea dovrebbero, secondo calendario, licenziare le nuove proposte sul modo di gestire e ridurre i crediti in sofferenza. La Commissione proporrà che le banche, per il «Pilastro 1» (il capitale regolamentare di base delle banche), mettano da parte molto più capitale in caso di eventuali problemi nel rimborso dei nuovi crediti che verranno concessi dal 2018 in poi. La Bce invece, nelle istruzioni che emette per disciplinare il sistema bancario, indicherà per il «Pilastro 2» (il patrimonio in più chiesto dai regolatori a ciascuna banca) che gli accantonamenti debbano essere molto più alti a fronte di ritardi registrati dal primo aprile in poi nei rimborsi dei crediti già concessi in passato.

Queste le proposte che avranno la quasi certezza di essere approvate, nonostante Tajani avesse fatto notare alla Signora Nouy che l’approvazione delle norme è di competenza del parlamento (peraltro, acidamente rintuzzato da costei che probabilmente invecchierà male, dando problemi ai suoi familiari, dopo averli dati a tutta l’Europa)[3].

Queste lepidezze mostrano la chiara confusione che regna in questa Unione (si fa per dire), dove i poteri forti veri, cioè la BCE e l’Eurogruppo (centro di coordinamento tra i Ministri che aderiscono all’Euro) prevaricano quelli che dovrebbero essere gli unici attori democraticamente deputati a gestire la UE.

È chiaro che, come prima immediata misura, le banche saranno spinte, nelle prossime settimane, a buttare quanto più possibile a sofferenza prima che sotto il capestro si apra la botola (la norma dovrebbe entrare in vigore il primo aprile, giusta data per una beffa).

E, naturalmente, da oggi in poi i crediti saranno dati con un braccino strettissimo, tentando di chiedere al massimo garanzie e, sostanzialmente, operando solo con i soliti noti (che si spera non muoiano) con buona pace di chi deve intraprendere una nuova attività, oppure diversificare e – quindi – non ha una storia di merito creditizio alle spalle o non la ha sufficiente per le nuove dimensioni.

E anche le garanzie, se pur richieste in quantità esosa, mitigheranno meno che in passato, visto che se un credito entra in difficoltà devi comunque ammortizzarlo in sette anni.

Immaginate il calvario di chi vorrà/potrà ancora tentare di farsi la prima casa contando su introiti da lavori che, oramai, fissi non saranno più. Neanche l’eliminazione del patto marciano potrà più fare gola, con i tempi che ha la giustizia italiana. Meglio proprio non prestar soldi a giovani dall’incerto futuro.

E i nostri politici?

Prendiamo Padoan, ad esempio, che si presenta a Siena per lucrare sul salvataggio del Monte dei Paschi (sperando che dopo le elezioni non vendano l’informatica a Cedacri, per farle fare una fine che potrebbe essere non quella migliore per i lavoratori, visto che Cedacri informatica già la fa[4]).

Padoan non c’era all’Eurogruppo o sta ancora cercando di capire quanto costa un litro di latte?

Ricedo la parola a Fubini che non fa sconti nel commento.

Ecco l’incipit dell’articolo: “La storia dei rapporti fra l’Italia e l’Unione Europea è ricca di episodi uniti dallo stesso filo rosso: a Bruxelles o a Francoforte viene introdotta una misura apparentemente tecnica, che in Italia viene notata in piccole cerchie di specialisti; poi però il resto del Paese si rende conto che quell’aggiustamento mette in moto cerchi concentrici di trasformazioni nell’economia e nella società. A quel punto gli interessi sfavoriti dalle nuove decisioni cercano di guidare una rivolta in nome della «sovranità», che ritarda e rende più costoso l’adeguamento che alla fine si rivela inevitabile.”.

Concordo in toto: Salvini, oltre a prendere uno stipendio dall’Europa, ogni tanto ci va?

O, almeno, c’è qualcuno che abbia le competenze e l’autorevolezza per avvisare?

Una volta i “peones” non si limitavano a votare acriticamente, ma facevano anche i portatori d’acqua e si studiavano le carte. Ci sono nomi di eletti di secondo profilo del secolo scorso che hanno onestamente lavorato in commissione, parlando e lavorando con il partito d’appartenenza e la sua base.

E dov’è anche il Movimento 5 Stelle, che pure è il mio riferimento, tanto occhiuto sulle banche italiane, salvo portare un pugno di mosche fuori dalla più inutile commissione mai fatta?

Ha capito o deve ancora digerire David Borrelli, che di guai ne ha fatti parecchi anche in passato?

Di queste destra e sinistra “melange” nemmeno parlo, l’Europa per loro non conta, l’unico riferimento è l’orto di casa, senza vedere un palmo oltre il proprio muro regionale, arrabbiandosi però, ben inteso, quando una ditta brasiliana chiude in Italia perché in Slovacchia (Europa? Sembra di no!) fanno dumping fiscale, ma noi ce ne accorgiamo solo a cose fatte.

Intanto le conseguenze saranno pesanti.

Cedo di nuovo la parola a Federico Fubini: “Non è solo un adeguamento tecnico. Presto queste misure inizieranno ad agire sul sistema giudiziario e sulle microimprese, come Maastricht fece sui conti pubblici: forzando i tempi di un cambiamento necessario ma non indolore (…) Qualunque sia il giudizio sui modi del cambiamento, questo è in arrivo. E anche ai tempi di Maastricht la politica all’inizio non aveva capito le conseguenze.”.

Momento ben triste.

Cosa deve fare il mondo imprenditoriale ed anche la società civile che in buona misura vive attorno a quel mondo, che non è fatto solo di imprese manifatturiere, ma oggi anche di professionisti organizzati, di tanto terziario avanzato e di una agricoltura moderna che campa con filiere che forse sono più all’avanguardia della cara “fabbrichetta”?

Di sicuro non può proporre imprenditori politici; un imprenditore è bravo a progettare e portare avanti il suo mondo ed anche, se eccellente, a progettare il futuro. Ma solo il politico ha una visione generale, conosce macchina pubblica, meccanismi decisionali, interrelazioni tra norme e norme o norme e settori.

Berlusconi è la plastica dimostrazione che un imprenditore non può fare il politico, specie se deve difendere troppi interessi personali; infatti, il sostegno alle PMI (non intendo solo aiuti statali, ma anche iniziative proattive per il mercato) e il sistema paese hanno visto un inarrestabile declino da almeno un ventennio, ed anche qualcosa in più.

Peccato che di politici veri non ce ne siano più, salvo rari esempi che però non sono lasciati spiccare in questo mondo di capi arroganti e servi sciocchi.

Spigolando tra le liste se individuano anche di bravi, in maggioranza donne (anche questo vorrà dire qualcosa?), equamente distribuite  ma è difficile che possano fare rete tra loro anche se le distanze ideologiche oggi sono molto poche.

Comunque, occorrerà obbligatoriamente portare pazienza, mentre l’Europa a guida tedesca e spinta (a pedali) francese proseguirà a perseguire gli interessi del blocco nordico e dei loro satelliti che fanno dumping fiscale, noi tra qualche mese saremo di nuovo a vedere quale sistema elettorale dovremo avere, visto che questo non porterà a risultati o, al massimo, ci regalerà un destra rissosa e inconcludente (sinistra non pervenuta: sta ancora impazzendo tra le nomenclature degli atomi che la compongono e con chi si deve alleare per vendere gli ultimi scampoli di una perduta dignità).

Nel frattempo: vogliamo davvero capire se questa Europa fa per noi e ci conviene?

[1] https://informationzero.wordpress.com/2018/01/15/daniele-nouy-o-lossessione-di-distruggere-litalia-per-non-vedere-lo-sporco-in-casa/

[2] http://www.corriere.it/economia/18_febbraio_19/bce-prepara-stretta-banche-aprile-nuove-regole-npl-14449ed4-15bc-11e8-83e1-221a94978c8b.shtml

[3] http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2017/11/09/banche-nouy-insiste-piano-npl-e-in-nostre-competenze_23554864-5083-499c-86be-cfdfd096bcfd.html

[4] http://www.finanzareport.it/Detail_News_Display/News-e-Analisi/mps-mette-in-vendita-piattaforma-it

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