LA QUADRATURA DEL CERCHIO

di torquato cardilli   LA QUADRATURA DEL CERCHIO

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Mantenere in vita questa legislatura sta diventando più difficile del miracolo di Lazzaro. Due mesi di respirazione bocca a bocca, tra Mattarella, Di Maio, Casellati, Berlusconi, Salvini, Fico e Martina non sono serviti a nulla se non a replicare senza risultato le mosse del gioco dell’oca: quando sembra che il percorso sia a buon punto si ricomincia tutto da capo, visto che ciascuna forza politica pretende l’accettazione delle proprie condizioni. Ciascuno pone uno o più veti facendo riferimento al proprio programma elettorale.

Per secoli, sin dalla più remota antichità, matematici, pensatori, filosofi si sono arrovellati il cervello intorno all’impossibile teorema della quadratura del cerchio, cioè quello di costruire un quadrato con la stessa superficie di un cerchio. Problema classico della matematica e della geometria greca che dopo aver scoperto il pi greco non ha potuto trasformarne il valore da numero trascendente in quello algebrico che avrebbe consentito la costruzione. Si può costruire un cerchio esterno al quadrato, oppure interno ad esso, ma non sovrapponibile.

Dunque la rappresentazione dell’impresa vana, senza speranza di successo, nella vulgata tradizionale è passata come la soluzione ideale per l’impossibile.

Per capire bene questa similitudine con la politica italiana basta qualche breve osservazione dei dati a disposizione.

La legge elettorale, partorita dal quel genio di Rosato, perciò chiamata burlescamente rosatellum, e votata da Forza Italia, Lega e PD, partiti che erano interessati a mettersi furbescamente d’accordo facendo finta di essere l’uno contro l’altro, come quei ladri che litigano di giorno per rubare insieme di notte, con il suo impianto proporzionale, condito di trappole contro la volontà popolare (per cui si vota per Tizio e si elegge Caio, oppure si mette come capolista Domitilla e si elegge Sempronio), aveva un unico scopo e cioè quello di impedire che arrivasse al potere il Movimento 5 Stelle.

Il popolo non ha abboccato: ha punito severamente le forze del conservatorismo (PD e Forza Italia) ed ha premiato chi presentava formule di rottura con il passato. Più di questo non poteva fare.

Se dalle elezioni del 4 marzo 2018 c’è un partito uscito sonoramente sconfitto quello è il PD. Dunque l’accordo da parte di una qualunque delle altre due forze alternative la Destra o il M5S con il perdente significherebbe un plateale tradimento della volontà popolare.

Perché ci si renda conto più da vicino di quale palla al piede sia il proporzionalismo per il nostro sistema politico, basta considerare i recentissimi risultati elettorali del piccolissimo Molise dove il M5S da solo ha preso il 38,2%, mentre nessuno di tutti gli altri ha conquistato le due cifre (FI 9,4; PD 8,7; Orgoglio Molise 8,4; Lega 8,3; Popolari 7,2; UdC 5,3; FdI 4,5; LeU 3,2). Grazie alla ammucchiata di liste farlocche gli altri, i cosiddetti benpensanti, hanno conquistato la presidenza della regione.

Il garbuglio a livello nazionale è nato perché il condannato di Arcore ha convinto Salvini a sottoscrivere con lui un patto di ferro (le cui clausole sono conosciute solo ai protagonisti) con effetti visibili a tutti: nessun governo è possibile se non con l’accordo di due forze su tre in campo.

Il M5S dopo aver predicato per 5 anni che mai avrebbe governato insieme a Berlusconi e che avrebbe posto in cima alle priorità della sua azione di governo il reddito di cittadinanza, la lotta alla corruzione e al conflitto di interessi, la rinegoziazione dei trattati europei solo a queste condizioni accetta di sottoscrivere un accordo di governo sotto la sua guida con il PD o con la Lega purché Berlusconi resti nell’ombra; quest’ultimo che

considera il M5S come il pericolo assoluto per le sue aziende, impedisce alla Lega di fare la minima mossa verso un accordo di governo di questo tipo che lo taglierebbe fuori per sempre da ogni gioco politico e finanziario; la Lega con le mani legate continua a recitare la giaculatoria di essere pronta a fare un governo subito a guida di centro-destra senza problemi di poltrone purché si neghi ogni vicinanza governativa con il PD, si rinneghino le riforme della passata legislatura (buona scuola, legge Fornero, jobs act), si accetti la formula della flat tax e il respingimento dei clandestini (pur sapendo che queste due ultime misure sono irrealizzabili); il PD crede ancora di essere il play maker, quello che stabilisce la strategia, il croupier che da le carte senza essersi reso conto che ha collezionato sotto Renzi una serie di sconfitte politiche clamorose (elezioni comunali, regionali, referendum e politiche) fino a perdere la metà degli elettori con cui si era presentato tre anni fa e respinge ogni ipotesi di accordo con il M5S.

Per il M5S sarebbe certamente indigesto un contratto di governo con la coalizione di destra, ma sarebbe ancor più vomitevole un accordicchio con il PD considerato un voltafaccia dai suoi oltre 10 milioni e mezzo di elettori che gli hanno conferito il ruolo di prima forza politica del paese con il 32,7% dei consensi, tenuto conto che il partito di Renzi mai accetterebbe di rinnegare le politiche seguite fino ad ora.

Il Presidente della Repubblica, cui spetta il compito di guidare i partiti a trovare una soluzione per la formazione del governo, non può non trarre la conclusione più ovvia e cioè che con questa legge elettorale è impossibile parlare di stabilità e di governabilità, come è impossibile fare la quadratura del cerchio.

Allora?

Non resterebbe che arrivare nel più breve tempo possibile a nuove elezioni, dopo aver approvato una legge elettorale non più proporzionale.

Di Maio dovrebbe evitare di farsi irretire in questo tira e molla dato che il fattore tempo lavora solo a favore di Berlusconi che spera di acquisire in parlamento con un’aggressiva campagna acquisti i voti necessari. Dovrebbe dichiarare al Capo dello Stato di essere pronto a ingoiare il rospo di rinunciare alla premiership da offrire ad una personalità terza e stringere, con la garanzia del Presidente, un vero patto con chi ha a cuore le sorti del paese, perché nasca un governo di scopo (senza nessun ministro del M5S) che riformi subito la legge elettorale senza coalizioni, in senso maggioritario a due turni (chi vince piglia la maggioranza assoluta) e andare a nuove elezioni entro settembre 2018.

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2 pensieri su “LA QUADRATURA DEL CERCHIO

  1. strano a dirsi dico questa cosa del maggioritario da più di 5 anni e, in più, penso di essere stato uno dei pochi a votare per il no al proporzionale sul blog quando facemmo le votazioni(2014-15) se non ricordo male

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