TRA UN MIGRANTE E L’ALTRO IL DERIVATO GODE Ovvero la turbofinanza prosegue a sbarcare inosservata

1.  La solita Europa (asfittica) a trazione Franco-Tedesca

 

Il gran parlare di migranti, censimenti e altro, argomenti di facile presa, sta nascondendo il vero problema: l’economia che crolla e l’asse di governo Europea (ma non solo) che vuole risolvere il proprio come al solito ai danni dei paesi più deboli, primi fra tutti Noi.

Così, a fronte del nascere di diverse istanze contrarie all’Europa, o – più correttamente – a questa Europa, i due componenti più forti, Francia e Germania, stanno correndo ai ripari (tra una gaffe l’altra) cercando di rafforzare i paletti che legano l’Europa e l’Euro.

In particolare, con l’incontro e la dichiarazione di Mesemberg del 19 giugno 2018, insieme a un piattino pronto relativo ai migranti (prontamente rimangiato dalla Merkel dopo la minaccia italiana di non partecipare per subire un documento già fatto), sono spuntate diverse misure per il rafforzamento del controllo sui bilanci degli stati attraverso la trasformazione dell’ESM (european stabiliy mechanism), un progetto tutto sommato blandamente strutturato, in un fondo monetario europeo, che si ripropone come clone del FMI.

Questo Fondo, così come il fratello maggiore, potrebbe intervenire nei paesi in difficoltà, a patto di una stringente accettazione di piani, tali da fare sembrare l’intervento sulla Grecia una banale medicina anti-influenzale. Il tutto con una capacità impositiva forte.

Per saperne di più vi rimetto un paio link[i]perché non è questo l’argomento che voglio trattare, facendo comunque presente che l’Italia deve porre a tutti costi il veto sulla proposta, che ci ridurrebbe a meri pupazzi nelle mani dei due (scarsi) protagonisti; questo, anche a costo di perdere Angela Merkel (leggete l’articolo del Corriere che ho linkato) e avere una Germania più indurita e, naturalmente, populista e sovranista.

Tanto questa Europa è già finita; inutile farsi illusioni.

Tornando a noi, ciò di cui intendo parlare è un aspetto più dettaglio, che però potrebbe essere foriero di gravi conseguenze per quel che rimane del nostro sistema bancario e, quindi, della nostra economia.

Mi riferisco alla proposta che già da tempo si muove a livello BCE, di comprimere sempre più il rapporto tra crediti deteriorati e patrimonio, senza però guardare agli strumenti finanziari complessi di cui le banche francesi e tedesche sono piene.

 

2.  Piccolo interludio: cosa sono i derivati?

Nota: gli addetti ai lavori possono saltare questo paragrafo, così evito di prendere note in matita blu a causa dell’eccesso di semplificazione.

Da Wikipedia: “Lo strumento derivato o semplicemente derivato (in inglese derivative) in finanza è un contratto o titolo il cui prezzo sia basato sul valore di mercato di un altro strumento finanziario, definito sottostante (come, ad esempio, azioni, indici finanziari, valute, tassi d’interesse o anche materie prime). Gli utilizzi principali degli strumenti derivati sono la copertura da un rischio finanziario (detta hedging), l’arbitraggio (ossia l’acquisto di un prodotto in un mercato e la sua vendita in un altro mercato) e la speculazione.[ii].

È, insomma, un contratto che trasforma un valore in un altro.

Si tratta, sia chiaro, di una impostazione operativa lecitissima che, se ben usata, può tutelare da rischi. Ad esempio, se una impresa deve importare materie prime a scadenze predefinite, sapendone già il prezzo, può “prenotare” la quantità di valuta estera che servirà per l’acquisto, in modo da sapere già a che impegno finanziario si andrà incontro. Può anche darsi che il giorno di scambio la valuta valga meno e quindi l’impresa paghi di più di quanto avrebbe pagato; tuttavia, potrebbe verificarsi anche il contrario, cioè che la valuta costi di più sul mercato. Ma tutto questo non è veramente importante; non si sta facendo una scommessa. Il buon imprenditore, con quel contratto (che si chiama currency swap; appunto, scambio di valute), mette l’azienda in tranquillità potendo pianificare con certezza.

Tuttavia, questi strumenti si prestano anche a speculazioni, visto che tutto può essere sottoposto a contratto futuro, tanto più che tutte le caratteristiche dell’operazione sono contrattabili. Si tratta pur sempre di libere pattuizioni tra due parti.

Infatti, gli swap hanno la caratteristica di essere OTC, cioè over the counter: fuori da mercati regolamentati.

Può così accadere che io compri un cambio a termine; però, già che ci sono, ci metto un po’ di scommessa. Ad esempio, se il valore del cambio arriva a un certo livello, pago la metà del pattuito, se invece lo supera pago il doppio o peggio.

Per sapere quale sarà il cambio futuro o si ha la sfera di cristallo oppure si devono avere dei sistemi statistici predittivi talmente costosi che solo poche istituzioni finanziarie si possono permettere di impiantarli (si tratta di avere basi statistiche andamentali pluriennali molto granulari, cioè ricche di dati, magari anche su andamenti giornalieri che costano solo a raccoglierli).

Insomma, solo le grandi case finanziarie possono produrli e non è detto che anche a loro le predizioni vadano bene in periodi di turbolenza sui mercati, specie se ci si mette un Trump a cambiare repentinamente le regole del gioco facendo invertire qualsiasi andamento rispetto al passato.

Ricordiamocelo per dopo.

Ora, invece, ci complichiamo un po’ di più la vita.

Il valore del contratto, fin tanto questo non giunga alla scadenza (può essere una o più), che si chiama anche regolazione, può essere comunque stimato secondo quello che succederebbe se si chiudesse nel momento in cui si stima (ad esempio, in sede di bilancio o di misurazione dei rischi).

Questa è una importante operazione, perché consente di avere sempre sotto controllo il livello di esposizione a potenziali rischi di una banca.

Il valore così calcolato è definito come “il corrispettivo al quale un’attività può essere scambiata, o una passività estinta, tra parti consapevoli e disponibili, in una transazione tra terzi indipendenti[iii];e, in gergo tecnico, si chiama fair value.

Tutto facile quindi?

Naturalmente no.

Scommettere su tutto vuol dire scommettere anche su qualcosa che potrebbe non avere un mercato diffuso, quindi è difficile da valutare e, eventualmente, da cedere (si parla, infatti, di mercati illiquidi).

Per questo motivo, tra gli standard contabili internazionali, vi è anche una classificazione dei derivati così composta:

  • LIVELLO 1: prezzi quotati in mercati attivi per strumenti identici.
  • LIVELLO 2: prezzi quotati in mercati attivi per strumenti simili oppure calcolati attraverso tecniche di valutazione dove tutti i criteri di calcolo (caratteristiche) sono basati su parametri osservabili sul mercato.
  • LIVELLO 3: tecniche di valutazione dove un qualsiasi criterio significativo per la valutazione al fair value è basato su dati di mercato non osservabili.

 

 

3.  La proposta del dinamico duo M&M

Bene!

Dopo questa necessaria spiegazione tecnica per chi non è addentro alla materia (e a questo punto è già alle prese con un analgesico) veniamo al punto.

Oltre alla somma fregatura di un fondo monetario europeo, qual è la proposta fatta per preservare la stabilità del sistema bancario?

Naturalmente intervenire sui crediti deteriorati. O meglio intervenire sul rapporto crediti deteriorati/impieghi, portandolo al 5% per il lordo e al 2,5% per il netto, cioè per la parte di ammontare non coperta dagli accantonamenti.

In Italia i valori sono rispettivamente all’11% e al 6% [iv].

Certo, gli indici italiani sono alti, ma occorre considerare che in Italia, proprio per motivi di rigidità di bilancio e di incapacità dei governi, la situazione ristagna e, soprattutto, un credito, a saperlo fare[v], può essere curato (cioè l’affidato può essere riportato in riga) ma avendo tempo. In questo modo, invece, si finisce di abbattere l’economia.

E per i derivati?

Blandi pannicelli.

Mentre Mario Draghi (non un pericoloso sovversivo) ricorda il pericolo rappresentato da questi strumenti, l’inutile, perniciosa, gallicamente autoreferenziale,  Danielle Nouy (francese) e Sabine Lautenschläger (tedesca), ai vertici della vigilanza bancaria, gettano acqua sul fuoco buttandola in caciara su titoli di stato e NPL.

Questo, quando solo dopo quattro anni dalla partenza delle Vigilanza centrale si è cominciato a mettere il naso dentro Deutsche Bank, SocGen e BNP, scoprendo che gli ammontari di strumenti di Livello 3 è altissimo e che questi, con le fluttuazioni economiche attuali (ricordate sopra l’effetto Trump?), rappresentano un oggettivo rischio[vi]. Le cifre andatevele a leggere sull’articolo che ho linkato, perché a me viene l’orticaria al solo guardarle.

Qui mi limito a dire che il 75% degli attivivi illiquidi di livello 2 e 3 (in totale 3.600 miliardi) è in pancia alle banche tedesche e francesi.

A fronte di ciò, l’unica via d’uscita che ha trovato l’ineffabile duo M&M è compiere un atto di forza: di questo non si parla.

Meglio vessare il Sud, facendo finta che la Grecia sia uscita dalla crisi (visto come siamo stati bravi?) e intanto gli si rifila un altro prestito oneroso.

 

 

4.  Populismo? È l’economia stupido!

Qualche giorno fa (mercoledì 19 giugno 2018), in una bella puntata di “Tutta la città ne parla” di Radio3, si parlava dell’atto di forza di Trump sui migranti e della violenza da costui operata sui bambini separati dai genitori.

Un intervenuto spiegava che, in realtà, questa non è una novità perché già dopo la crisi del 1929 l’America reagì rimandando indietro gli immigrati messicani e questo è avvenuto ciclicamente nella sua storia, a seconda delle necessità e dello stato dell’economia.

Anche in Europa, a ben vedere, la crisi attuale riviene dal crollo dell’economia che dura dal 2008.

Populismo e reazione vengono sempre dopo un termine traumatico di una fase di crescita, quando le promesse di stare meglio (o semplicemente di stare bene) vengono a cadere e ci sono anche delle crisi recessive che distruggono un precario stato di benessere dei ceti medi.

Quando poi le migrazioni divengono bibliche, come sta succedendo oggi, proprio a causa delle politiche imperialiste che ancora si portano avanti, si innescano fenomeni di rigetto che hanno anche delle ragioni (non certo per colpa di poveri migranti).

Lo ho scritto in un articolo volutamente cattivo e senza ricerca di speranza, perché non ne trovo, che qui ripropongo integralmente[vii].

L’unica certezza che ho è che M&M stanno arrivando alla distruzione finale dell’Europa, che ci metterà – purtroppo – moltissimo a morire, portando dietro strascichi di miseria, tra la goduria di Trump, Putin e Xi Jinping.

D’altronde Germania e Francia sono oramai ostaggio della loro cattiva visione, miopemente incapace di pensare a una Europa non dico solidale (non credo alla bontà dei popoli) ma almeno che distribuisca meglio le risorse, per evitare di creare squilibri fortissimi, a lungo andare causa di detrimento anche delle loro economie.

Non nutro neanche soverchie speranze circa la capacità di contenere la creazione di economia irreale, che è quella rappresentata dai derivati speculativi, che rappresentano molti multipli dell’economia reale (produttiva). Le nuove tecnologie informatiche, infatti, permettono di creare strumenti fittizi sempre più complessi e la vera multinazionalità apolide delle grandi case finanziare speculative è oramai una consolidata realtà che rappresenta un potere immanente su tutte le nazioni, Stati Uniti compresi.

Per questo la “reazione” è inevitabile e, probabilmente, una dura destra sociale può rappresentare un antidoto, se pur pallido e breve, per evitare che gli effetti della devastazione penetrino sempre di più.

Quando smetteremo di parlare di migranti (ovviamente facendoci carico dei danni che abbiamo provocato a questa povera gente) e saremo andati all’origine del male forse avremo compiuto un passo avanti.

Ma non credo che ciò avverrà.

 

 

[i]http://www.startmag.it/primo-piano/merkel-macron-europa-italia/; https://www.corriere.it/economia/18_giugno_21/stretta-franco-tedesca-quel-bivio-scomodo-fronte-conte-tria-dbea803e-74b7-11e8-993d-4e6099a1c06b.shtml

[ii]https://it.wikipedia.org/wiki/Strumento_derivato(sottolineatura mia).

[iii]https://it.wikipedia.org/wiki/Fair_value

[iv]https://www.milanofinanza.it/news/banche-che-trappola-per-l-italia-201806202111309673(non vi preoccupate se non vedete la pagina intera e vi si chiede di abbonarvi, l’articolo è stato ripostato a pompa su Linkedin)

[v]Certo, occorre rimandare a scuola una intera classe di banchieri, molti per la verità sedicenti tali, ma confido nei pochi buoni che ancora ci somo.

[vi]https://www.milanofinanza.it/news/e-adesso-la-bce-si-accorge-dei-derivati-201806140923378296

[vii]https://informationzero.wordpress.com/2018/06/12/piccolo-elogio-dellantico-colonialismo/

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Un pensiero su “TRA UN MIGRANTE E L’ALTRO IL DERIVATO GODE Ovvero la turbofinanza prosegue a sbarcare inosservata

  1. “…Germania e Francia sono oramai ostaggio della loro cattiva visione, miopemente incapace di pensare a una Europa non dico solidale (non credo alla bontà dei popoli)…”

    La solidarietà non è buonismo: è l’unico modo che abbiamo di gestire una comunità. Se insistiamo con la “competizione” – anche nota come “guerra” – il risultato finale sarà scontato: il continente europeo finirà in macerie. Banalmente, dobbiamo scegliere tra essere buoni o essere cadaveri.

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