La riforma del Credito Cooperativo. Un male oramai obbligatorio

Nell’audizione alla Commissione Finanze del Senato, il 17 luglio 2018, il Ministro Giovanni Tria ha detto che la “certezza del diritto (…) viene messa a dura prova dall’idea che ogni governo cancelli le riforme di chi lo ha preceduto e ne avvii di nuove”.

Per questo motivo, esclude una moratoria generalizzata sui processi di aggregazione delle banche di credito cooperativo, per cui – al massimo – si può fare qualche ritocco.

Dichiaro subito di concordare senza riserve con questa posizione.

In linea generale, infatti, occorre che non vengano effettuate destabilizzazioni durante un momento di transizione, anche se questo è effetto di una riforma  non poco malfatta (e di questo parlerò).

In più, a seguito di questa riforma, molte cose sono già avvenute, a cominciare dalle approvazioni dei progetti di aggregazione da parte della Vigilanza, progetti sui quali le singole componenti stanno informando il loro futuro.

Sono anche avvenute aggregazioni tra società di servizi, su cui tornare indietro sarebbe difficile.

È uscita dal sistema Banca Cambiano, unica realtà con una forza autonoma notevole, che ha preferito veleggiare nel mare libero delle banche ordinarie a servizio del territorio, pagando uno scotto non indifferente in termini di pegno d’uscita (la legge, infatti, per chi fosse uscito dal sistema cooperativo ha previsto una imposta pari al 20% del patrimonio che, detto in termini assai semplificati, rappresenta una sorta di ristoro dei vantaggi fiscali di cui come cooperativa si è goduto).

Insomma, è chiaro che al punto in cui si è arrivati, tornare indietro fa più danni che andare avanti.

Tuttavia, una cosa va detta con chiarezza: la riforma delle BCC è una riforma fatta malissimo (mi sto ripetendo?).

È uno strano ircocervo che non è il sistema francese del Crédit Agricole, con una capogruppo molto forte e una articolazione territoriale complessa, che passa attraverso snodi regionali ora ritenuti pletorici anche colà, ma che garantiscono una vera cura del territorio, sia micro che di ampio ambito omogeneo. Inoltre, nel sistema francese, le singole realtà locali non hanno una licenza bancaria; sono sostanzialmente assimilabili a raggruppamenti di area con qualche autonomia di rilievo, ma la Capogruppo (qui la maiuscola ci vuole)  è la vera direzione centrale.

In Italia, invece, si ha una l’ennesima riprova della incapacità di fare gruppo per biechi interessi personalistici e di poltrona (peculiarità ahimè nazionale, non solo per le banche; provate VOI a mettere d’accordo due contadini proprietari terrieri, almeno sotto alla Padania).

Abbiamo infatti tre gruppi.

Due nazionali aggregati intorno a 1) Iccrea di Roma (vecchia cassa centrale del sistema e motore sia tecnico che politico, insieme alla Federazione, delle BCC) e 2) Cassa Centrale Banca di Trento (vecchia cassa centrale del sottosistema trentino, già autonomo come la provincia di insediamento).

Il terzo gruppo è quello delle BCC Altoatesine, raggruppate compattamente, da sempre, sotto la Cassa Centrale Reiffeisen di Bolzano, che non vedono cambiare di molto il loro status.

I primi due gruppi sono stati, molto italianamente, caratterizzati da baruffe chiozzotte che – come nella commedia di Goldoni – hanno diviso i soggetti tra gelosie, amori e dispetti, tutti ben poco edificanti. La stessa adesione all’uno o all’altro ha seguito, in taluni casi, la logica del “se ci sono loro noi manco morti” (ho le prove indimostrabili, ma leggetevi questo articolo de Linkiesta per approfondire un po’[I]).

Insomma, invece di avere un gruppo solido, compatto, grande ma al servizio del territorio, ci troviamo due gruppi bancari che, pur di spessore, esprimono meno forza di quella totale che avrebbero potuto avere uniti.

Ma tant’è.

Non era lecito aspettarsi di più come forza impositiva dal vecchio governo (e dal susseguente governicchio fotocopia bis) che sulle banche negli ultimi anni ha combinato solo guai, con una insipienza da chiedersi se e quali studi avessero fatto anche i suoi componenti più paludati,  Padoan compreso che o è ignorante o si è piegato, ipotesi entrambe di una tristezza profonda.

Comunque, cosa fatta capo ha.

Tutto ciò premesso, passando a temi prosaici di bassissima lega, vediamo alcune conseguenze di questo pateracchio..

 

Sistemi Informativi.

Aggregare diverse e multiformi esperienze, con sistemi informatici diversi (nel sistema ce ne sono almeno tre maggiori e qualche altro minore) vuol dire creare enormi disagi all’interno delle realtà che devono cambiare contemporaneamente sistema informatico, organizzazione interna e modalità di governance e controllo.

Qui, più che un intervento legislativo, ci vorrebbe un intervento a livello di Istruzioni di Vigilanza, cioè di norme che Banca d’Italia emana nei confronti delle banche per indicare adempimenti, doveri, modalità di organizzazione e di controllo interno.

Si dovrebbe consentire alle singole componenti di mantenere per un adeguato lasso temporale i sistemi in essere, provvedendo immediatamente solo a costruire degli integratori per contabilità consolidata, segnalazioni di vigilanza e flussi di controllo.

È indubbio che si propone un’opera in perdita.

È una proposta da ben ponderare nel mondo del credito cooperativo, che ha già mediamente un personale più costoso (visto che può influenzare una assemblea, quindi si tiene buono)  e delle direzioni centrali che sono percentualmente superiori alla media sistema, poichè – pur in piccole dimensioni – occorre avere sempre tutte le funzioni direzionali necessarie.

Ma, soppesando costi e benefici nella integrazione, ritengo che questa soluzione allevi non poco l’immane opera che si sta compiendo. Se spalmata su un paio d’anni potrebbe raggiungere un buon livello di compromesso tra esigenze di integrazione e gradualità d’impatto.

Mi risulta, invece, che la Vigilanza abbia indicato di accelerare il processo.

 

Personale in eccesso

La sussunzione presso la Capogruppo delle funzioni di controllo e di parte delle funzioni legate a organizzazione e informatica creerà un eccesso di personale che non potrà essere tutto utilizzato nella nuova forma aggregata.

È del tutto evidente, infatti, che l’aggregazione di funzioni periferiche realizza importanti economie di scala, soprattutto in quelle attività dove non è richiesto di essere in loco.

Pertanto, pur ipotizzando delegati o trait d’union delle funzioni di controllo centrale in ogni BCC e una articolazione comunque per area geografica di talune funzioni, è indubbio che vi sarà comunque un esubero da gestire (quanto? Allo stato non è possibile dirlo, dipende da come saranno disegnate le nuove articolazioni organizzative).

Se inoltre, come richiesto dalla Vigilanza, si dovranno inglobare realtà più deboli (di queste aggregazioni parlerò tra un po’) si dovrà provvedere ad assorbire ulteriori eccessi di personale.

Vero che lo Stato è oramai intervenuto troppo e male nelle banche, ma un intervento legislativo, unito ad un ulteriore intervento di Vigilanza e di autoregolamentazione del sistema deve essere fatto per consentire di assorbire questi impatti, anche se con onere ulteriore per lo stesso sistema BCC. D’altronde, dopo anni di decisioni non di rado orientate solo a interessi politici locali, è ora giusto che proprio i potenti locali riaggiustino le cose, sempre che politica la sappiano fare davvero.

 

Accorpamenti e salvataggi

Il credito cooperativo è un mondo variegato, dove accanto a realtà di alto profilo bancario vi sono state, nel tempo, esperienze malconcluse che lo stesso sistema si è preoccupato di risolvere.

Il credito cooperativo gode della presenza di un Fondo di Garanzia dei Depositanti autonomo, diverso da quello del resto del sistema bancario.

Siamo di fronte a un modello di tutela mutualistico, in linea con i principi cui il credito cooperativo si ispira, che è quello che caratterizza il modello tedesco, cioè quel modello che non si è voluto adottare (salvo queste peculiarità, facenti comodo) perché mantiene l’indipendenza delle singole componenti, all’interno però di uno stringente quadro di doveri di mutuo sostegno.

Nel passato vi sono stati numerosi salvataggi, talvolta operati con incorporazioni (da segnalare quella della BCC Alta Padovana dentro la BCC di Roma, un assurdo se si pensa al fatto che le BCC si possono espandere solo avanzando per province limitrofe) e – negli ultimi tempi – anche con l’intervento di una banca Spa, Banca Sviluppo, costituita nell’alveo delle stesse BCC e di ICCREA[II].

Si è insomma utilizzato un veicolo ordinario per il mondo normale, ma straordinario per quel mondo, per assorbire meglio una necessità di sostegno che si è rivelata, probabilmente, più pressante del previsto.

La Vigilanza è particolarmente attenta e proattiva nei confronti del sistema cooperativo, affinché quest’opera di salvataggio e aggregazione prosegua, al fine di dare entro breve un assetto stabile ed efficiente ai nuovi gruppi.

È questa una posizione condivisibile nelle sue linee di principio.

Tuttavia, la variegatura qualitativa delle componenti l’insieme è ampia (si veda il già citato articolo de Linkiesta[III]).

Ciò significa che componenti di maggior pregio dovrebbero salvare quelle di minore, portandosi dentro non solo una percentuale di crediti deteriorati maggiore della media, ma anche ulteriore personale che, in una fase di compressione delle strutture, rappresenta un onere aggiuntivo che sarebbe meglio non sopportare.

L’ideale sarebbe rilevare solo attività e passività dell’attività operativa tipica più qualche ramo d’azienda periferico (cioè, le filiali, sempre che servano tutte in un momento dove la banca si spinge sempre più sulla rete).

Ci si rende, naturalmente, ben conto che questa mia proposta è drastica e, se si traduce la locuzione “risorse umane” con “esseri umani” e magari ci si aggiunge la specificazione “percettori di stipendio per la famiglia”, si sta parlando di uno dei più grandi problemi che presenta in questo momento il mercato del lavoro: l’eccesso di risorse in taluni settori, primo quello bancario.

Infatti, è difficile ricollocare un bancario, stante la difficoltà di riassorbimento e, occorre dirlo senza infingimenti, la scarsa fungibilità di questo operatore, se non in settori genericamente amministrativo/burocratici dove la domanda di lavoro non manca, oltretutto a più basso costo.

Tuttavia, proprio l’esigenza di ridurre al minimo i danni, cioè di non appesantire di costi le realtà più solide, innescando così un effetto domino di overload (come quelle delle centrali elettriche che si bloccano a macchia, non riuscendo a reggere il sovraccarico di un primo vero incidente, per chi ricorda il grande blackout del 2003[IV]) suggerisce di prevedere per tempo piani di uscita.

Proprio la già cennata esperienza del salvataggio della BCC dell’Alta Padovana, arrivata dopo il salvataggio della Euganea e di Crediveneto, che – alla fine – ha determinato il licenziamento “postumo” di due risorse per esubero (e altri cinque esodati con i fondi di categoria) consiglia una attenta riflessione[V].

Insomma, appare altamente necessario che si apra un tavolo preventivo di concertazione, una volta stimati gli interventi che potrebbero essere necessari, o, se le solite influenze politiche non consentono di dire preventivamente chi è destinato a chiusura, dopo aver almeno stimato a grandi linee (ma su numeri “ufficiosamente” concreti) quali siano in carichi che si possono prevedere.

In relazione a quelle che saranno le risultanze, lo stesso Governo potrebbe essere pronubo di una riflessione, magari nell’ambito di una più generale ricognizione dello stato del sistema, “che fa fine e non impegna”, proprio a seguito delle parole di Tria.

*   *   *

Insomma: tutti parlano, ma nessuno si muove sul serio.

Il prossimo disastro annunziato.

Quanto mi manca la moral suation consapevole di Banca d’Italia del secolo scorso (pre epoca Fazio, sia chiaro).

[I] https://www.linkiesta.it/it/article/2017/05/12/la-folle-guerra-civile-del-credito-cooperativo/34146/

[II] http://www.bancasviluppo.bcc.it/template/default.asp?i_menuID=37456

[III] Cfr. nota I

[IV] https://it.wikipedia.org/wiki/Black-out_in_Italia_del_2003

[V] https://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/economia/17_ottobre_01/bcc-licenziamenti-federazione-venetasindacati-allarme-precedente-pericoloso-c031c852-a73f-11e7-b552-a1014f696a68.shtml

Annunci

Un pensiero su “La riforma del Credito Cooperativo. Un male oramai obbligatorio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...