E SE NON SI ALZA? La triste ossessione tra ripulsa e desiderio (ovvero, il tasso bancario come non lo avete mai visto)

1      Tra paura e desiderio

La manovra economica a debito ci rovinerà!

Pagheremo di più i mutui!

Questi ed altri post, di pari erudizione scientifica, si possono leggere in questi giorni nei social, redatti dai migliori economisti del “Bar dello Sport” o della rivista di economia “Casalinga Informata”.

Di fronte a cotanta erudizione non ho potuto fare a meno anch’io di dire la mia, forte della mia esperienza in risotti, arrosti e derivati da ricucinare.

Spero così di dare un piccolo contributo alla comprensione, per coloro che hanno paura del futuro e per coloro che, invece, desiderano lo tsunami per dimostrare che solo “quelli di prima” avevano ragione.

°   °   °

2      Gli stimolatori tra realtà e barzelletta

2.1      Il quantitave easing

La cessazione del quantitative easing (QE) farà alzare la rata dei mutui?

In teoria si, perché se la BCE smette di assorbire titoli di stato a prezzo stracciato è ovvio che gli stati li dovranno piazzare nuovamente ai cittadini e alle banche, che non li vorranno se non renderanno qualcosa, essendoci sempre la possibilità di un investimento alternativo.

Per questo motivo, una banca dovrà ben guardare se mettere un soldino su un titolo di stato oppure prestarlo a un cliente che è comunque più pericoloso di una nazione.

Se proprio lo deve prestare al cliente, potrebbe chiedere a questi un prezzo più alto (tasso) di quello a cui è disposta a comprare il titolo, perché chi è più rischioso deve pagare un prezzo più alto (o, meglio, tutti i più rischiosi pagano un prezzo più altro, perché così, se uno crolla, si spera che i guadagni sugli altri coprano).

Va da se che i tassi variabili sarebbero automaticamente interessati dal rialzo.

Certo, essere considerati più pericolosi non è cosa che faccia piacere a nessuno, perché nessuno pensa di esserlo. Però, oggi, è più facile perdere un posto di lavoro o avere la propria attività che va in crisi, piuttosto che uno stato crolli.

C’è riuscita solo la Grecia, per colpa sua ma non solo.

Tuttavia non è detto che tra cessazione di QE e rialzo dei tassi vi sia un automatismo. Lo vedremo tra un po’.

E poi il QE fino a metà dell’anno prossimo non finisce[1].

Per chi volesse saperne di più sul QE consiglio l’ottima rubrica di approfondimento “L’economia in fricassea” sull’ottimo Blog di economia domestica e internazionale di “GialloCartesiano”.

 

2.2      Lo spread

AH! Lo “spread”: l’ultima icona culturale che ha colpito “miglioni d’Itagliani” orfani delle presentazioni letterarie dei libri di Bruno Vespa.

Lo spread rappresenta, qui in Italia, solo la famigerata differenza tra i tassi dei titoli tedeschi e quelli italiani, di cui francamente non frega una cippa agli addetti ai lavori, ma fa tanta “odiens” quando si parla degli amati/odiati tedeschi ed è buono sempre per togliersi dalle balle il Cavalier Banana, che tanto è così bollito che basta una barzelletta da “La sai l’ultima” per buttarlo giù.

Peccato che il vero spread da tenere sott’occhio sia quello tra BTP decennali e quello a due anni perché se il tasso del BTP che voglio a breve si avvicina a quello che mi sarà pagato in lungo tempo vuol dire che non mi fido più dello Stato Italiano (insomma: paga subito e di corsa, poi si vedrà).

In questo caso, più la differenza è alta e meglio si sta.

Gli addetti ai lavori stimano un divario superiore a 200 bp la soglia di tranquillità[2].

Al momento, questo spread se ne sta calmino e non da segni di volersi agitare.

Inciso: a proposito! Chi lo sa che bp vuol dire basis point (punto base) ed è solo un modo comodo per evitare di citare le virgole in un campo dove i decimali sono importati? (15 o 20 centesimi di punto su miliardi di masse sono sempre bei soldoni)[3].

Comunque, mi raccomando: si scrive “spread” non “spreed”, non “sprid” e nemmeno “spred”. Sulla pronunzia ci rinuncio; ne ho sentite troppe.

Per chi volesse approfondire si consiglia il dorso settimanale “Padelle e obbligazioni Plus” del noto quotidiano gastroeconomico “ilSolePuòFarMale”.

 

2.3      Ma ‘sti tassi aumenteranno davvero?

Ecco: questo è il vero punto dove nessuna fattucchiera (l’ultimo professionista italiano che fa le fatture) può aver certezza di predizione.

Infatti, in alcune riunioni che ho tenuto in questi giorni con i migliori cuochi delle più importanti cucine aziendali, le previsioni sono che i tassi non salgano.

Ho pensato un po’ al perché e mi sono dato una serie di risposte che – devo essere ben chiaro – sono frutto di mie elaborazioni dell’ultimo stanco neurone rimastomi. Quindi, se la ricetta non è un granché, la colpa è solo mia.

Prima spiegazione semplice è che fino al prossimo anno il QE c’è, quindi il denaro alle banche costerà ancora poco.

Questo però non basta, con un mutuo si gioca sempre in tempi lunghi (tra 20 e 30 anni per un prima casa con soggetto che possa vantare uno stipendio fisso e, magari, a tempo indeterminato).

Giocando sul portale di un noto motore di ricerca con questi parametri:

  • valore immobile 200.000€;
  • mutuo richiesto: 150.000;
  • età richiedente: 30 anni;
  • durata: 25 anni;
  • stipendio netto mensile 2.500€;
  • posto fisso a tempo indeterminato;
  • località Roma;
  • tasso fisso;
  • prima casa;

escono nove proposte con TAEG inferiori al 2,11% (due inferiori al 2%).

Attenzione: ho specificato TAEG, che comprende tutti gli oneri, comprese spese di istruttoria pratica e di perizia. Guardare sempre quello e non il tasso applicato che sembra più appetibile.

Certo il 2% fisso non sembra basso, ma se dovesse davvero partire l’inflazione l’erosione sarebbe fortissima, e – conseguentemente – il vantaggio per il debitore. Chi ha superato, come me, il limite del modernariato (50 anni) ricorda bene i tassi a due cifre e quasi solo variabili.

In più, in questo momento, un cliente rischioso (purché, naturalmente, bancabile) viaggia tra il 4% e il 5% di tasso.

Le banche sono impazzite o devono farsi perdonare della spudoratezza passata?

No e No!

La realtà è che con i mercati aperti e una moneta unica (che qualche vantaggio lo ha, malgrado la Germania) ci si può indebitare anche all’estero, dove il costo del denaro è inferiore.

E, infatti, due offerte tra i tassi più bassi provengono da parte di gruppi stranieri (tre, in realtà, poiché una banca si presenta sia con offerta tradizionale che con offerta online, dove i costi di struttura sono inferiori, non dovendo pagare le filiali).

Per questo le banche italiane devono mantenere un profilo cauto.

Certo, per le banche, in un momento di alti costi e scarsi guadagni, questa non è una buona notizia, anche perché il sistema viene man mano disintermediato su più fronti: la raccolta, visto che i pagamenti oramai li possono fare direttamente Apple, Amazon, Samsung, Paypal, etc., per cui il denaro va altrove; gli impieghi, che si ricominciano a fare anche mediante l’intervento di investitori professionali, attraverso i fondi, etc.

Ma questo è un altro discorso che va seriamente affrontato.

Per il mercato dei consumatori, invece, la situazione è tuttora interessante.

Certo, è tale sempre che con 2.500€ netti mensili si possa pagare una rata di circa 630€ (quello è all’incirca il risultato della ricerca).

Ma, fortunatamente, Roma è un caso limite, insieme a qualche altra località.

Nel resto d’Italia si trovano belle case a molto meno.

 

3      Quindi si alza o non si alza?

Beh!

Come noto, l’effetto si verifica con un enorme coacervo di fattori, tecnici e psicologici.

Qui ho descritto una parte degli effetti tecnici.

Se il governo, poi, dovesse dare una limata alle esenzioni prima casa, lì si che l’impatto sarebbe diretto, anche se l’effetto totale delle detrazioni per ogni mutuo equivale a circa l’ammontare di una rata. Quindi, una riduzione, non una cessazione, porterebbe a poche decine di euro in un anno la differenza, che sono comunque tanti, specie se superano i cento, ma non uno strangolamento.

Quanto agli effetti psicologici, essi sono imprevedibili; alzi la mano che non ha avuto una défaillance sul più bello, anche se fino a un attimo prima….

Questo governo finora sembra immune da reazioni imbarazzanti, mentre il calo di desiderio sembra rivolto verso vecchi rosiconi, equamente distribuiti nell’arco parlamentare.

Ma la possibilità di fare una gran puttanata non si nega a nessuno. C’è un limite oltre il quale un animale braccato, se non riesce a fuggire, aggredisce e un tasso messo in un angolo, ben incazzato, può far male.

Quindi, da domani questo articolo potrebbe non valere più niente.

Ci si può, però, sempre informare sulla dotta rivista scientifica “BorsaeCucina” dove un importante numero di esperti, riuniti sotto il “nom de plume” di Lisa Bruni, vi fornirà tutte le spiegazioni necessarie

Imperdibile l’ultimo numero monografico: “Come rendere meno amari e più digeribili i derivati OTC attraverso la cottura a bassa temperatura”.

 

[1]https://www.idealista.it/news/finanza/mutui/2018/09/27/127882-tassi-mutui-2018-quali-previsioni-per-chi-vuole-acquistare-una-prima-casa

[2]https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-10-01/ecco-vero-spread-seguito-operatori-capire-se-c-e-aria-crisi-163104.shtml?uuid=AEQ3llCG

[3]https://it.wikipedia.org/wiki/Punto_base

2 pensieri su “E SE NON SI ALZA? La triste ossessione tra ripulsa e desiderio (ovvero, il tasso bancario come non lo avete mai visto)

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