L’UOVO DI COLOMBO- CONTRO L’ULTIMATUM DI UN ORGANISMO MORENTE

di torquato cardilli

L’UOVO DI COLOMBO- CONTRO L’ULTIMATUM DI UN ORGANISMO MORENTE

Non passa giorno che la stampa e i media, cosiddetti benpensanti, non ci rifilino la solita litania santificatrice di Mario Draghi che, con il suo programma di QE (cioè di acquisto di titoli di stato dei vari paesi europei da parte della BCE) avrebbe, – dicono loro -, salvato l’economia italiana dalla corsa verso il tracollo, innescato dal Governo Conte che si regge sui voti di quei ragazzacci, scapestrati e incompetenti, dei 5 Stelle e della Lega.

Ammesso e non concesso che sia così, perché non ricordare che il programma di QE nacque a gennaio 2015, al ritmo di 60 miliardi al mese, poi portati a 80, quando non c’era all’orizzonte il governo dei 5 Stelle e Lega, ma era nel pieno fulgore il governo Renzi che dilapidò quella bonanza di nuova liquidità, concessa dalla flessibilità della Commissione europea, in regalie a pioggia e in riforme senza sbocchi, sistematicamente bocciate dalla Consulta e dal referendum popolare?.

Dunque perché Draghi fece quella mossa?

Semplicemente per difendere la sua costruzione monetaria (e implicitamente la sua  ben remunerata poltrona) dagli assalti della speculazione internazionale che voleva affossare l’euro e la Grecia, ma non l’Italia.

Certo il nostro paese, come altri partner dell’Euro, ha beneficiato di quella misura riducendo la spesa per gli interessi sul debito, contratto dai governi da Berlusconi fino a Gentiloni, (da 74 miliardi nel 2014 a 68 nel 2015, a 66 nel 2016 e a 65 nel 2017), ma chi se ne è avvantaggiato maggiormente è stata la Germania e in misura minore la Francia e la Spagna che hanno saputo investire quelle risorse fresche in innovazione e nei processi produttivi piuttosto che in mance elettorali come gli 80 euro, il bonus bebè, il bonus ai diciottenni, i sussidi alle imprese che occupano precari e via di questo passo.

Ora Draghi, il cui mandato è con i mesi contati sul binario del tramonto, come la Commissione Europea dei vari Juncker, Moscovici, Dombrovski (che ha appena subito una cocente sconfitta elettorale) e compagnia cantante, ha annunciato che il QE, già entrato nella fase del tapering, (alleggerimento), passato da gennaio 2018 a 30 miliardi e da ottobre 2018 a 15 miliardi, cesserà gli acquisti di nuovi titoli da dicembre 2018, salvo rinnovare quelli in scadenza.

Questa stretta nel breve termine non dovrebbe avere effetti devastanti sul nostro Paese se la Commissione europea e le Agenzie di rating, allenteranno la stretta del nodo scorsoio che da tempo hanno messo intorno al collo dell’Italia, la smetteranno di ricattare il nostro paese e di spaventare il mercato internazionale che detiene il 32,2% del debito italiano.

In che consiste il ricatto? Nel pretendere di mantenere tranquillamente le attuali posizioni obbligando il Governo di Roma a obbedire al diktat di non fare nuovi debiti anche se finalizzati al rilancio dell’economia.

Insomma secondo loro dovrebbe continuare l’austerità per ridurre gli italiani al livello dei greci e continuare a lucrare senza scossoni gli interessi garantiti dai vecchi prestiti che verrebbero rinnovati.

Ma il nuovo Governo Conte non ha intenzione di tirare a campare e sbarcare la legislatura abbandonando gli italiani alla mortificazione ed alla miseria. Esso, attuando le misure del contratto, con una previsione di deficit del 2,4%, vuole dare uno scossone all’economia, incamminarsi sulla strada della crescita, rimettere in moto il mercato interno che è abbastanza asfittico, aiutando con significativi provvedimenti economici e sociali almeno 5 milioni e mezzo di italiani più svantaggiati e derelitti.

Ancor prima che sia ufficializzata la manovra di bilancio con voto parlamentare sono partite perciò le bordate di minacce intese a sconvolgere i mercati, a far guadagnare improvvisi benefit ai soliti squali e a disorientare l’opinione pubblica, di cui si fanno volentieri megafono i cascami del PD e di Forza Italia.

I Governi degli ultimi 5 anni, cioè “quelli dei competenti, degli statisti europeisti austeri e saggi, dei difensori del popolo”, non hanno minimamente alleggerito il debito dello Stato che oggi è di 2.324 miliardi, anzi lo hanno incrementato di ben 403 miliardi (Monti + 128 miliardi; Letta + 60; Renzi + 122; Gentiloni + 93), mentre la Germania ha diminuito il proprio debito di 69 miliardi.

Ma v’è di più. Non solo il nostro debito è aumentato senza migliorare le condizioni dei poveri e del ceto medio che invece hanno visto ridursi il potere di acquisto, ma addirittura si è ampliata la forbice della ricchezza a vantaggio della fascia di popolazione più abbiente (speculatori industriali, finanzieri senza scrupoli, banchieri corrotti, alti papaveri del mondo superiore, multinazionali del gioco  e del tabacco, speculatori sulle fonti energetiche, concessionari di beni pubblici e delle comunicazioni, ccc.).

Funzionali a questo sbarramento di fuoco contro il Governo Conte sono i giudizi delle agenzie di rating (le americane Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch, e la canadese Dbrs)  che fanno segnare tempesta sulla credibilità delle nostre autorità inducendo gli stranieri a disfarsi del debito italiano (a maggio si sono liberati di 36,8 miliardi e a giugno di 31,8 miliardi) e alzando il livello dello spread per scoraggiare chiunque dall’acquisto di titoli senza la corresponsione di maggiori interessi.

Certo il quadro internazionale non aiuta: tra il rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti tra la crisi della lira turca e quella dell’economia dell’Argentina, tra le sanzioni anti Russia e quelle anti Iran, tra la guerra dei dazi tra Usa e Cina, gli investitori internazionali potrebbero arroccarsi in economie più solide, abbandonando i paesi considerati periferici su cui incombono valutazioni di prospettive negative.

La Standard & Poor’s che assegna all’Italia un giudizio BBB appena un filino migliore di quello del Portogallo e Russia (BBB-) o del Brasile (BB-), mentre da giudizi positivi su tutti gli altri (tripla AAA per Canada, Australia, Svizzera, Germania; AA+ per USA; AA per Francia, Regno Unito, Nuova Zelanda, Corea del Sud; A+ per Giappone e A- per Spagna), emetterà il suo verdetto sul nostro paese nell’ultima settimana di ottobre ancor prima dell’inizio della discussione parlamentare della legge di bilancio.   

Ciò che preoccupa in assoluto non è tanto l’entità del debito, quanto il suo rapporto rispetto al PIL che è ora del 131%.

Imboccare la strada giusta significa far scendere questo rapporto attraverso una crescita del PIL, mentre fino ad ora si è solo pensato a contenere, senza successo, l’aumento del debito intervenendo sulla tassazione che è insopportabilmente alta, sul controllo a parole della spesa pubblica, sulla svendita del patrimonio pubblico, sulla riduzione dei servizi.

Ma il nuovo Governo intende sovvertire completamente il paradigma economico che ci ha portato sull’orlo del baratro.

Basterebbe in un colpo solo lanciare un mega prestito patriottico di 300 miliardi solo per i soggetti all’IRPEF e riacquistare a prezzi deprezzati l’analogo ammontare del debito italiano in mani straniere con un guadagno di almeno 10 miliardi. A quel punto ce ne potremmo infischiare del rating delle agenzie, come fa il Giappone. Sarebbe il classico uovo di Colombo che mi auguro arrivi sul tavolo del Ministro dell’economia.

 

Torquato Cardilli

 

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