THE NARROW WAY La lotta con la UE e i rischi per le banche

Following the path

As it leads towards the darkness in the north

Weary strangers’ faces show their sympathy

They’ve seen that hope before

(David Gilmour)

 

*   *   *

 

1      Lo scenario

 

Qualsiasi cosa succeda nei prossimi giorni e mesi è indubbio come il Governo abbia assunto una decisione che pone il paese su una stretta via da percorrere, oramai obbligatoriamente.

E la via è un confronto forte con l’Europa.

Forse una guerra combattuta con armi non convenzionali, se per convenzionale si intende solo un’arma da fuoco.

Prima di esaminare le conseguenze che questa scelta può avere sulla economia italiana, anzi, più circoscrittamente sul sistema bancario che è ciò di cui mi occupo, sfatiamo subito una leggenda.

In Europa non esiste un complotto contro l’Italia.

Le decisione prese da un manipolo di vecchi burocrati senza più consenso, come Junker e Moscovici, sono soltanto arroccate su una difesa di un esistente non più valido per portare avanti la baracca (ammesso che lo sia mai stato fin dall’origine) perché altro non conoscono e non hanno capacità di riuscire a pensare diversamente.

Questo non vuol dire che non possano fare del male.

Vuol dire, invece, che lo possono fare inutilmente e con una dose di stupidità che merita ogni forma di difesa.

Diverso è il discorso sulle agenzie di rating di cui ho già detto sabato scorso[1]

Lì, senza essere complottisti, il dubbio di manipolazione del mercato di Moody’s viene, tanto più leggendo le risibili motivazioni per cui considererebbero l’outlook stabile, incongruamente rispetto alle conclusioni di analisi.

Moody’s, infatti teme scosse future e conclude, però, che “Italian households have high wealth levels, an important buffer against future shocks and also a potentially substantial source of funding for the government.”.

Cioè conclude che, se non paga lo Stato, pagano i cittadini coi loro risparmi, magari mettendo una patrimoniale o bel prelievo forzoso come fece Giuliano Amato.

Praticamente una subdola forma di ricatto su ciò che questo governo non potrà mai fare.

Anche l’apparentemente migliore giudizio di Standard & Poor è in realtà da ben guardare.

Infatti, se è corretto mantenere un giudizio stabile, mettere l’outlook negativo pure ha un senso se la manovra non funziona, ma vuol anche dire: o fai come dico io o ti “degrado”

Ma di questo ho già detto e quindi qui mi fermo.

 

2      Cosa succederà nel breve?

 

Nel breve non succederà sostanzialmente nulla di nuovo, perché quel che era atteso sta già succedendo.

Come noto a chiunque abbia anche una solo minima infarinatura di economia sa che le previsioni di mercato sono sostanzialmente delle azioni autoavverantisi.

Per chi non ha dimestichezza provo a spiegare con un esempio banale e minimale: se io penso che le mele cotogne salgano di prezzo perché l’annata è stata scarsa, correrò a comprarle facendo salire prezzo subito, perché il venditore si troverà davanti a una corsa di accaparramento e ne approfitterà per alzare il prezzo fino al livello cui almeno un compratore è disposto a pagare.

Conseguentemente, saranno dolori anche in pasticceria, perché la cotognata sarà più cara dell’anno prima, quando la produzione agricola è stata ordinaria.

Ecco, lo spread è esattamente questa espressione di attesa già espressa.

Potrà salire ancora, ma sostanzialmente farà rimbalzi fin quando non si sarà compreso cosa succederà realmente, tenendo stabilizzarsi ai livelli inferiori della nuova forbisce di scorrimento.

Certo, il tempo non è molto, perché l’Italia ha solo tre settimane per riproporre un nuovo piano dopo la bocciatura.

Piano che non ha intenzione di cambiare, almeno nelle roboanti dichiarazioni.

Se si riuscirà a trovare un accordo su qualche cosmesi che faccia uscire onorevolmente tutti dall’impasse, il trend proseguirà più o meno fluttuante, con l’Italia sorvegliata speciale.

Se, invece, ci si manterrà su posizioni radicali non solo di forma, saranno inevitabili contraccolpi sullo spread e non solo.

L’Italia, infatti, non ha grandi relazioni con il resto dei paesi Europei.

Anche quelli di Visegrad.

È un fatto che l’inaffidabilità che ha contraddistinto il Paese dal famigerato CAF in poi, culminata nei due picchi rappresentati da Berlusconi e Renzi, rende il paese vulnerabile al pregiudizio di “cicala”.

Quindi, un voto favorevole a sanzioni per l’Italia appare uno scenario possibile.

Anche perché, occorre dire, questo Governo ancora non fa vedere vere misure strutturali di sviluppo a fronte dei trasferimenti per pensioni e reddito di cittadinanza; non sta, insomma, fornendo le chiarificazioni di sostanza di cui vi è bisogno.

Questo, invece, potrebbe essere il fronte non solo cosmetico su cui trattare in queste tre settimane.

Qui mi fermo, in parte perché ne ho già parlato nei miei interventi più leggeri, in parte perché gli approfondimenti avrebbero bisogno di tanto spazio e di punti di vista plurimi.

 

3      E le banche?

Passiamo invece ad esaminare il settore al momento più fragile nel mercato, che si è da solo inflitto tanto male ed è stato poi devastato dalle malfatte sortite di Padoan, con Renzi prima e Gentiloni poi.

 

3.1      Breve panoramica sullo stato di salute

Il sistema, come ho già scritto altre volte, è genericamente fragile, ancorché con una grossa varianza tra tipologie di banche.

Come ho già detto, le Banche private di consolidata tradizione (ed età) sono strutturalmente più solide e rappresentano la componente che riesce a guardare al mercato con maggior attenzione al futuro.

Dentro questo insieme si possono trovare, tra l’altro, importanti esperienze di ricerca e proposizione di nuovi prodotti, o di profonda innovazione di altri esistenti.

Tra le banche private storiche, ovviamente, vi sono anche alcuni esempi deteriori, ma sono sporadici e legati spesso a fatti o situazioni contingenti che hanno spinto nel baratro l’azienda, naturalmente unite a cattiva gestione.

Anche alcune popolari, specie se ben radicate nel loro territorio e di dimensioni minori, rappresentano delle belle realtà.

In genere, però, in questo insieme è ancora possibile trovare situazioni ancora troppo legate alla politica e/o a istanze localistiche che, in situazione di aggregazioni di rilievo, possono rappresentare un fardello conflittuale.

Questo fa sì che molte popolari abbiano ancora una configurazione e una strutturazione dell’offerta tradizionali.

Il sistema delle BCC è, invece, impegnato nella formazione dei due grandi gruppi di Roma e Trento (tre col polo di Bolzano, già da tempo consolidato nei fatti) con una delle più malfatte riforme che mi sia mai capitato di vedere. Anche di ciò ho già parlato, quindi non mi ripeto[2].

Nelle more di questa immane fatica, il sistema cooperativo rimane quel che è; una sorta di macedonia di esperienze di altissima qualità, a vero servizio del territorio, e realtà dove invece l’eccesso di bassa politica locale influenza la qualità del servizio reso.

Esistono quindi, fortunatamente, anche tra le BCC, realtà con forte proiezione evolutiva, che ritengo possano mantenere, però a costo di una forte fatica dopo l’integrazione.

Le due aziende bancarie maggiori non le commento, perché radicalmente fuori dallo schema di una banca ordinaria per il territorio. Mi limito a osservare che ciascuna, a suo modo, sta perseguendo una profonda azione di cambiamento.

D’altronde, essere una banca di sistema vera (cioè non delle maggiori stabilite dalla BCE ma una di quelle che davvero fanno la differenza per il sostegno alle grandi aziende e alla proiezione internazionale) impone sempre profonde autoanalisi di adeguatezza ai tempi.

Le vie intraprese sembrano interessanti, più radicale quella di Unicredit, può vocata al consolidamento quella di Intesa.

Vi sono poi alcune situazioni di conclamata perdurante difficoltà che sono ben note a chi si informa per professione o cultura. Per queste si va oltre quanto di interesse di questa analisi, perché le prospettive si appuntano solo sulla capacità di trovare, in qualche modo, qualche investitore (oramai solo straniero) che possa avere interessi specifici a entrare nel nostro mercato.

 

 

3.2      E per la clientela?

È indubbio che la pressione sui tassi indotta dalla variazione dello spread e dal termine del QE renderà più caro il credito.

Ma quale?

Ho già detto che secondo le previsioni i tassi fissi sui mutui non saliranno[3]e, in effetti, rifatta la prova con uno dei primi motori di ricerca, con gli stessi parametri di richiesta per una prima casa utilizzati nell’articolo citato in nota 3, si ottengono ancora gli stessi tassi fissi, variabili tra il 2,01 e il 2,63 di TAEG. Salgono più in alto solo due banche che sono tra quelle in maggior affanno.

Questo, perché, come ho spiegato, un buon cliente può acquistare un mutuo anche nel resto della zona Euro.

I cattivi clienti, invece, subiranno notevoli pressioni con effetto spirale non indifferente.

Teniamo presente che essere cattivo cliente non vuol dire, obbligatoriamente, essere nefando; basta solo avere transitorie difficoltà non lievi che, in momenti di tensione, innescano la deflagrazione.

Oggi, tuttavia, sono state legislativamente favorite forme di indebitamento non necessariamente bancario, alcune ancora in nuce, che possono innovare profondamente il modo in cui una azienda può accedere ai capitali.

Mi riferisco alle riforme introdotte dapprima per NPE (crediti già decotti o ancora in fase una volta definita “incaglio”, sintesi delle categorie NPL e UTP per chi ama diventare pazzo che le siglette che piacciono tanto a BCE ed EBA).

Ed anche per imprese non in crisi si può oggi accedere a diverse forme di direct lending o altri investimenti alternativi.

Queste forme di intervento possono essere utili a diverse categorie di clientela, come le start-up, che sono tra le realtà più pericolose da servire per una banca ordinaria, visto l’intrinseco rischio di maggior mortalità.

Stesso discorso vale per aziende che debbano intraprendere crescite importanti.

Questo però vuol dire che il sistema rischia di rimanere con una più alta percentuale di aziende già clienti che non possono trovare forme alternative di finanziamento.

Dal lato della raccolta, poi, la situazione è ancora più grave.

La disintermediazione del sistema creditizio è, infatti, un processo che avanza veloce; oggi società come Paypal sembrano già quasi tradizionali, mentre corrono sistemi di pagamento come Apple Pay e il fratello Samsung Pay, oppure istituti di pagamento che possono a loro volta costituire snodi più snelli del tradizionale canale bancario.

Il tutto, con banche online e sistemi di confronto delle offerte che rendono il mercato più interessante nel campo della raccolta per clientela retail, ma anche più mobile e del tutto infedele.

Stesso discorso può valere per piattaforme di trading-on-line.

Insomma, le banche italiane a trazione più lenta rischiano di irrigidirsi dal lato della concessione del credito, peggiorando la qualità media della clientela, perdendo dall’altro lato la raccolta e la componente commissionale derivante dall’intermediazione mobiliare.

Se a questo si aggiungono strutture rigide, con risorse in forte eccesso e un supporto informatico infrastrutturale vecchio, costoso e non più manipolabile per evoluzioni, perché troppo vecchio e rimaneggiato, avete l’immagine di una nave che al primo flutto si inabissa.

Forse un maggior ricambio manageriale, in una foresta in parte secolare, servirebbe.

 

3.3      Chi sopravviverà?

Le banche più dinamiche che ho citato già oggi guardano al futuro e non hanno paura di cambiare prodotti e linee di offerta.

Vi sono talune realtà che offrono addirittura servizi e sostegni tecnici per lo sviluppo di nuove iniziative, diventando quasi delle incubatrici.

Altre che hanno snellito la struttura, senza necessariamente cure dolorose, ed hanno ripensato bene a loro stesse, al target di clientela che hanno o che desiderano, adattando a questa i prodotti offerti.

Altre ancora che hanno puntato sull’offerta mirata, adottando metodologie di Intelligenza Artificiale e machine learning, grazie alle metodologie informatiche che oggi consentono di macinare quantità inimmaginabili di dati e quindi effettuare previsioni statistiche su gusti e propensioni della clientela, insoddisfazione, etc.

Tutte queste aziende hanno una caratteristica in comune.

Hanno ripensato a sé stesse e al loro mercato e oggi sono in grado di combattere anche se vi dovessero essere grandi sconquassi, naturalmente scaricando sulla parte vecchia del sistema i riflussi negativi.

Hanno, insomma, deciso di fare quel che una banca normalmente fa ma di farlo con mezzi nuovi e con una attenzione al loro ecosistema di riferimento forte.

Per fare questo non c’è necessità di pensare in grande; ci si può anche limitare a scegliere qualcosa di vicino alla propria vocazione e lavorarci sopra.

Anzi, una azione graduale e ben programmata nel tempo può portare a risultati interessanti, cominciando dapprima a valorizzare il prodotto venduto e la sua diffusione alla cliente in modo da aumentare i ricavi attraverso i quali soddisfare i soci e investire in cambiamenti maggiori.

L’importante è farlo facendosi coadiuvare tra chi “pensa differente” ed è capace di vedere avanti, sapendo indietro cosa è stato fatto e come le cose vanno fatte secondo regola d’arte.

Non è necessario che questi aiuti siano giovanissimi.

Al contrario, anziani capaci di mettersi in discussione possono essere anche più utili come supporto.

Chi non farà questo andrà di sicuro incontro al declino.

Non si usino scuse come spread, BCE e EBA (che pure di colpe ne hanno tante), un terremoto, una tremenda inondazione, le cavallette o il tight non consegnato dalla tintoria.

Se la banca va male si guardi dentro allo stato attuale e al suo passato.

E si tenga presente che, se non si cambia, c’è già chi è pronto per il ricambio.

Anche perché non so quanto uno Stato possa ancora reggere una difesa inane che è non più del risparmiatore ma di uno status quo.

 

4      Considerazioncine finali irriverenti

 

4.1      La stretta via per il nord

I Pink Floyd erano poeti e sapevano vedere i problemi che affliggono l’uomo.

E sapevano scrivere pezzi bellissimi anche quando non erano i loro capolavori, come nel caso di The Narrow Way, che viene dalla parte in studio di “Ummagumma”.

Gli uomini esausti di questa canzone (anzi di questa mini suite) che guardano con dolore empatico quelli che vanno verso il Nord con speranza, chiaramente disillusa in chi guarda, sembrano una buona metafora di chi ha guardato verso l’Europa con speranza e ora è disilluso e stanco.

Gilmour un filo di speranza lo nutre ancora nell’ultima strofa prima del refrain, quando esprime speranza che tornino anche notti belle come una volta.

Io pure lo vorrei sperare, se pur con poco ottimismo della ragione.

 

4.2      Le istituzioni di base di un consorzio civile

Da quando l’uomo si è ordinato in un consorzio civile (più o meno), tre sono state le istituzioni che hanno retto le basi della civiltà:

  1. Sacerdoti
  2. Puttane
  3. Banche

con i primi che coordinavano sempre il tutto, fornendo mercato al meretricio nei dintorni del tempio, specie durante le feste comandate, e iniziando loro stessi l’attività bancaria con i denari custoditi nel tempio.

I Sacerdoti sono onnipresenti.

Cambiano veste ma organizzano sempre angosce, pene e ricompense che orientano la vita del popolo più manipolabile, mentre – contemporaneamente – gestiscono banche, ovunque e dovunque.

Le puttane cambiano sempre, come nel cambio quindicina, ma sono sempre le stesse, pur cambiando di aspetto.

L’importante è che sappiano fare il loro mestiere.

Anche le Banche, alla fin fine sono così.

O offrono il giusto servizio al giusto prezzo e non fanno danni, oppure si cambiano, cancellando il vecchio con l’Ufficio Igiene e Profilassi.

 

     *

 

Throw your thoughts back many years

To the time when there was life in every morning

Perhaps a day will come

When the nights will be as close as that morning

(David Gilmour)

[1]https://informationzero.wordpress.com/2018/10/20/anche-un-orologio-rotto-due-volte-al-giorno-ci-becca-breve-commentario-con-poca-voglia-di-ridere-sul-downgrade-di-moodys/

[2]https://informationzero.wordpress.com/2018/07/22/la-riforma-del-credito-cooperativo-un-male-oramai-obbligatorio/

[3]https://informationzero.wordpress.com/2018/10/02/e-se-non-si-alza-la-triste-ossessione-tra-ripulsa-e-desiderio-ovvero-il-tasso-bancario-come-non-lo-avete-mai-visto/

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