Perché una banca deve essere salvata?

Notizia di questi giorni che il sistema bancario provvederà a salvare Carige[1].

Ci si penserà con un apposito veicolo progettuale, non a caso chiamato “Schema volontario”, che attraverso mezzi privati di sistema (sul “privati” poi ne parliamo) provvederà a porre in atto la complessa operazione[2].

Notizia buona per i tanti lavoratori di quell’istituto che rischiano di perdere tutto perdendo il lavoro; non sono questi tempi in cui finire sul mercato sia cosa allegra.

Notizia buona anche per i risparmiatori che rischiano il bail-in, ammesso che ci sia ancora qualcuno che ha lasciato sul conto oltre 100.000€.

Notizia indifferente per gli attuali soci che non parteciperanno all’aumento e che hanno sostanzialmente già perso tutto quanto immesso.

Notizia ottima per il sistema, che così evita l’ennesima crisi di fiducia e per il governo che non deve andare col cappello in mano in Europa, per chiedere l’autorizzazione ad un piano di salvataggio, mentre sta sonoramente mandando a quel paese la Commissione.

Tutto bene quindi?

Tutti felici e contenti?

O forse no?

Per i lavoratori la notizia è davvero bella.

E’ la notizia che avrebbero voluto avere anche i lavoratori della Pernigotti di Novi Ligure che è a meno di 60 chilometri da Genova.

Perché i bancari, che nelle funzioni operative di base sono meno specializzati di un operaio manifatturiero, devono essere salvati?

In nome dell’interesse di Stato?

E qual è questo interesse di Stato?

Lo Stato, al momento, ha il solo interesse e dovere di non mettere più un soldo per salvataggi malfatti che portano alla distruzione di banche e di posti lavoro, facendoli pagare a noi.

L’unica opzione percorribile sarebbe un intervento diretto per risanare e rimettere sul mercato, come avvenuto tante volte in tanti paesi. Ma, poiché questo non è possibile, chiudiamo qui il discorso (anche se sono personalmente convinto che il Monte dei Paschi alla fine sarà un affare, specie se si decideranno a ripulire tutta la vecchia dirigenza, di ogni ordine e grado).

Ma se faccio chiudere una banca vi sarà crisi di sistema?

Non credo.

La fiducia nel sistema bancario è così sotto le scarpe che non sarà una crisi in più a farla crollare. Al contrario sarebbe importante vedere che la caduta è opportunamente governata e che il sistema è capace di pulirsi da sé non per finta.

Insomma: va bene l’ipotesi di un intervento di un veicolo interbancario a schema volontaristico, ma solo per effettuare uno smembramento della banca recuperando, come in una buona raccolta differenziata, ciò che è valido, smaltendo separatamente l’irrecuperabile.

Mi spiego meglio e in modo più cattivo: trovo ingiusto un salvataggio generale che sostanzialmente premi una gestione andata male cui sicuramente anche parte del personale, ovviamente di fascia medio/alta, ha contribuito bon grè / mal grè.

Lo trovo ingiusto proprio pensando agli operai della Penigotti.

Al massimo, con una operazione ben congeniata si deve provare a salvare il massimo possibile, come avvenuto per la Beckaert di Figline Valdarno, dove il Governo è intervenuto sì, ma per mediare (mediando bene).

Dico questo anche per un altro motivo.

Credete che l’intervento volontaristico delle banche salvi la comunità?

No!

Se le banche che intervengono si trovano ad avere ulteriori colpi di maglio al patrimonio e al conto economico su chi credete che si rifaranno?

Banche che, ricordo, sono state già pesantemente colpite da altri interventi “volontari” (risate!), come il troppo presto dimenticato vergognoso intervento del Fondo Atlante.

Facile la risposta eh?

Un aumento indiscriminato, se pur apparentemente giustificato, di commissioni e tassi per tutti clienti davvero minerebbe la credibilità del sistema.

Quello sì che darebbe la palmare, plastica, indecente e imperitura contezza che il sistema creditizio è autoreferenziale e impunito.

Bisogna invece acquisire la banca e procedere a un suo smontaggio che preveda che chi deve mettere i soldi per salvare possa metterli per comprare attivi e passivi di qualità ma senza personale e filiali; di sportelli ce ne sono ancora troppi.

Naturalmente, tutto il personale che sia possibile utilmente salvare va recuperato, così come si deve recuperare ogni asset infrastrutturale che possa essere utile o utilmente reimpiegato.

Il resto si chiude, e con gli asset che avanzano si crea un veicolo con gli NPE che, invece di essere venduti, vengano messi a servizio della liquidazione, la quale può conservare la licenza per fare Master e Special Service dell’SPV figlia, con la quale recupererà quel poco o quel tanto di circolante utile ad arrivare alla fine con qualche anziano impiegato ulteriormente conservato che arriva così alla pensione.

L’SPV può oggi utilizzare anche le nuove previsioni per il rifinanziamento e la gestione degli NPE se questo ricrea valore.

Forse sul veicolo si potrebbe dover mettere qualche soldo in più per supportare eventuali squilibri, ma spalmando la perdita, se ve ne sarà, più a lungo termine.

Lo strumento c’è ed è la Sezione V del TUB che si chiama, giustappunto, “Liquidazione Volontaria” nella quale si dettano i criteri anche di intervento della Vigilanza nella procedura.

Concordando da subito il piano di liquidazione e inserendo commissari preventivamente individuati con la Vigilanza stessa, l’operazione si può condurre in porto dando finalmente una impronta di serietà al sistema e al Paese.

Certo, non è facile dire che esseri umani dovranno rimanere a spasso, con o senza ammortizzatori. Ma non è diverso dal dire che le altre banche possono fare meno credito e quindi supportare meno posti di lavoro, magari mandando in default aziende che già operano in precario equilibrio, perché non riescono più a sostenerle.

Se la coperta è corta, l’importante è che siano chiari i lotti coperti e che non vi siano favoritismi nell’accaparramento dei posti al caldo.

Nel frattempo, spero che qualche autorità prenda in esame anche il comportamento dei soci velleitari, Malacalza in primis, che impedendo da molti mesi soluzioni che non prevedessero loro come domini hanno vieppiù defedato un organismo che, già gravemente malato, avrebbe potuto essere salvato o liquidato prima con minor dolore.

Costoro sono esseri esecrabili che hanno sacrificato la vita di molti a causa della loro stupida e peccaminosa ὕβϱις.

Genova e il Paese ringraziano!

[1] https://www.corriere.it/economia/18_novembre_10/mercato-teme-che-banca-possa-trovarsi-difficolta-carige-si-apre-paracadute-426d70be-e533-11e8-80e6-d1a41ad00147.shtml?refresh_ce-cp

[2] https://www.ilpost.it/2018/11/13/carige-salvataggio/

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