TANTA BONAFEDE MA QUANTI ERRORI E CASTELLI IN ARIA

di torquato cardilli  TANTA BONAFEDE MA QUANTI ERRORI E CASTELLI IN ARIA

L’avanzata travolgente del M5S, che a marzo 2018, divenuto per volontà dell’elettorato la prima forza politica, ha sbaragliato a destra Forza Italia e a sinistra il Partito Democratico, entrambi ridotti a simulacro della potenza di un tempo, si è fondata su una genuina indignazione popolare per tutti gli assurdi privilegi della casta, per le storture burocratiche e amministrative del paese, per gli imbrogli dei potenti, per i dissesti bancari a spese della popolazione più modesta, per la pervasiva corruzione, per la opprimente ingiustizia che consente ai ricchi di farla franca, per l’inadeguatezza dell’impianto sanitario, per l’assenza del controllo del territorio, per la devastazione dell’ambiente, per l’iniquità fiscale, per la necessità di assicurare un reddito minimo di cittadinanza come strumento anti disoccupazione, per l’assenza di un piano nazionale di intervento rapido per le fonti rinnovabili e il dissesto idrogeologico, per la necessità della messa in sicurezza degli edifici pubblici, per dire basta alla politica di austerity imposta da Bruxelles senza un beneficio nemmeno a lungo termine ecc.

Una montagna di buone intenzioni alta quanto l’Everest, che avrebbe implicato una saldezza di principi, una solida preparazione tecnica, un’accurata selezione di candidati, ministri, sottosegretari, presidenti di commissioni parlamentari, una fermezza di intenti, la consapevolezza che il successo e il consenso non vanno considerati come acquisiti per sempre, ma vanno conquistati giorno per giorno e infine che, nella fase più delicata della crisi economica e finanziaria, è più conveniente tacere che eccedere in rodomontate dal linguaggio sboccato, con una compattezza e compostezza istituzionale che eviti sbavature di atteggiamenti e dichiarazioni in libertà sopra le righe di questo o quel ministro.

E invece tutto questo è mancato.

Il M5S aveva lasciato sperare che sarebbero state eliminate molte delle storture del sistema amministrativo per cui se un esercente di un bar dona una brioche viene multato per non aver fatto lo scontrino, mentre migliaia di facoltosi evadono IVA e altre tasse a milioni, o la pervasiva corruzione nella pubblica amministrazione e negli appalti o la tolleranza verso un esteso mercato della contraffazione, o l’impunità per i delitti che prevedono condanne a meno di 4 anni di carcere, o l’abusivismo occupazionale di case altrui, o il carcere vero per i corrotti e gli evasori, o garantito il ristoro integrale dei fondi ai risparmiatori truffati dalle banche, o il degrado delle nostre città, ecc.

Invece, purtroppo, in questi 8 mesi della nuova legislatura la linea rossa del cambiamento e delle rivendicazioni irrinunciabili è sbiadita diventando irriconoscibile. In continuità con il sistema vigente che si voleva cambiare, gran parte delle speranze sono volate via nel vento come petali di papaveri durante una tempesta.

L’alleanza obbligata con la Lega, seppur circoscritta alla formula dell’accordo di governo, per il M5S che negoziava con il coltello dalla parte del manico (avendo ottenuto il doppio dei voti della Lega) si è rivelata perdente perché un conto è dover rinunciare a qualche misura indigesta per l’alleato, ma altra cosa molto più nefasta è stata accettare soluzioni contrarie ai principi fondamentali del Movimento.

Dopo aver subito il “niet” per la poltrona di Palazzo Chigi, il M5S si è consolato con l’acquisizione dei ministeri più pericolosi, più onerosi, più difficili per un paese sprofondato in una crisi economica ed occupazionale (sviluppo economico, lavoro, ambiente, cultura, difesa, infrastrutture), senza rendersi conto che sarebbero stati i settori

nei quali le lobby avrebbero reagito con più veemenza, alleandosi con la reazione e con i partiti sconfitti, mentre l’alleato, infido, non avrebbe perso occasione per disseminare il terreno di trabocchetti.

Nella partita decisiva degli atti di Governo e del riassetto della macchina pubblica il M5S, si è visto via via sfilare dalle mani inesperte ogni carta di peso. Gli sono rimaste nel carniere delle cose positive alcune scartine, di lusso, ma sempre scartine (es. abolizione dei vitalizi, cancellazione del leasing sull’aereo di Renzi, abolizione dei finanziamenti a perdere all’editoria ecc.) che non hanno avuto un’incidenza diretta sul welfare della gente, né un impatto sull’immagine di movimento rivoluzionario.

Se il danno si fosse limitato a questo ci sarebbero stati tutti i modi per riparare, e invece, complice anche la sfortuna (crollo del ponte Morandi, devastazione climatica ecc.) il peso di tutte le grane della fallimentare gestione politica del passato lo ha costretto a ripiegare miseramente le bandiere sventolate con orgoglio durante la campagna elettorale sull’ILVA, TAP, Muos, TAV, sulla riduzione delle spese militari (F35), sul ritiro dei contingenti dai teatri di guerra esteri, sulla lotta senza quartiere con il carcere duro alla corruzione e all’evasione, sulla difesa dell’ambiente ogni giorno ferito da incendi dolosi ecc.

Di contro la Lega si è impadronita di settori di larga presa sull’opinione pubblica (Interno, Riforma della P.A., Famiglia, Affari regionali, Politiche agricole), che generano consenso a basso, bassissimo costo, nella pare meno acculturata della popolazione salvo poi disvelare che tante promesse erano una vera presa in giro da mago di paese (espulsione di 600.000 clandestini, stop agli sbarchi, sceneggiate degli sgomberi, quotidiane minacce a salve contro l’Europa, ecc.) o peggio un boomerang politico nei confronti dell’Italia.

Ma non basta. Nei vari provvedimenti che sono stati adottati o presentati per l’approvazione in Parlamento sono state inserite misure scandalose che fanno a pugni con i principi conclamati dal Movimento in tanti anni di lotta sull’onestà: condoni fiscali ai frodatori ed evasori del fisco e agli imboscatori di beni all’estero, condono edilizio sull’abominevole sistema dell’abusivismo ad Ischia (infilato nel decreto per Genova che ha provocato l’insurrezione degli onesti, subito rimpiazzati dagli accoliti di “Giggino a purpetta” di FI), questione dei finanziamenti ai partiti e fondazioni.

Lo stesso decreto “Genova” contiene per volontà della Lega (la lobby del malaffare della destra ringrazia) l’aumento di 20 volte della quantità di inquinanti nei fanghi di scarico, mentre il decreto fiscale garantisce il condono per i furbi e praticamente taglia il rimborso integrale ai truffati dalle banche in plateale contraddizione con i proclami ante elezioni.

In più di una circostanza la Lega ha giocato alla difesa degli interessi di bottega. Prima ha ottenuto lo scudo sul rimborso dei 49 milioni dovuti all’erario in rate di 80 anni, poi ha preteso l’incasso di provvedimenti del proprio programma come il decreto sicurezza (assai indigesto) su cui ha posto la fiducia, quindi ha imposto alla Presidenza della Commissione per la tutela dei diritti umani la senatrice Pucciarelli nota anti-rom (come dire la faina a guardia del pollaio) o la Presidenza della Commissione Tesoro affidata a Borghi noto anti-euro con danni alla credibilità internazionale e infine ha messo i bastoni tra le ruote del M5S sull’abolizione della prescrizione e sul carcere per gli evasori tentando addirittura il colpo di spugna sul peculato che vede invischiati parecchi leghisti per rimborsi fasulli.

Nulla è stato fatto in questi mesi per combattere efficacemente lo spread anzi le dichiarazioni soprattutto del leader leghista e dei suoi parlamentari non hanno fatto altro che far aumentare in due mesi la spesa per interessi di oltre un miliardo di euro.

Nulla è stato fatto per mettere in piedi la riforma dei centri per l’impiego, o per attrezzare i Comuni sul come far fronte all’organizzazione dei lavori socialmente utili per i percettori del reddito di cittadinanza.

Nulla è stato fatto su un altro tema capitale per il M5S come la lotta sul conflitto di interessi.

Nella legge di bilancio non si parla di opere di risanamento del dissesto idrogeologico, né c’è menzione di quel programma di investimenti da 50 miliardi di cui aveva pure parlato il Ministro Savona, mentre ci si è incaponiti sullo sforamento del deficit fino al 2,4% pensando solo alla spesa corrente (reddito di cittadinanza e quota 100 contro la legge Fornero, che non produrranno crescita nelle condizioni date). Non solo, ma non è stato appostato tra le entrate di bilancio nemmeno il recupero dell’ICI dovuta dal 2009 da parte degli istituti religiosi per circa 5 miliardi di euro, su cui la Corte di Giustizia UE ha tirato le orecchie al Governo.

In queste condizioni di continue punture di spillo tra alleati (da ultimo Salvini ha sproloquiato sugli inceneritori a Napoli, ma da ministro dell’Interno non è stato capace di impedire, né di perseguire gli autori, dei 16 incendi dolosi di rifiuti verificatisi a macchia di leopardo in questi ultimi mesi) e di sberleffi all’Europa (gli insulti a Juncker, Moscovici, Draghi, ecc. sono diventati stucchevoli), non è stata messa allo studio nessuna misura di sicurezza contro un eventuale balzo in alto dello spread e soprattutto nessun programma politico per le elezioni Europee.

A maggio 2019 la Lega saprà benissimo come fare campagna e come allearsi dopo con i sovranisti dall’Ungheria all’Austria, Olanda, Finlandia, ecc. anche se questi agiranno contro l’Italia, mentre il M5S è cieco senza un obiettivo chiaro, senza un programma di alleanze, senza una piattaforma politica.

Nella legislatura che sta finendo ha peregrinato qua e là cercando un’alleanza prima con l’Alde e poi con Farage, rimediando una figuraccia e stentando a trovare una direzione di marcia definita.

E’ ben noto che nel parlamento europeo per fare un gruppo politico e contare incisivamente nei centri decisionali delle Commissioni, bisogna essere alleati con deputati di almeno sette paesi. A quale gruppo penserà di aderire? Oppure pensa ad un altro castello in aria di puri slogan?

Torquato Cardilli

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