LE PENSIONI E LA VOSTRA STORIA CHE NON CONOSCETE Ripassino per chi dice di aver studiato e lezioncina e per i soliti imbecilli che si riempiono la bocca (e i post) su ciò che non sanno.

Nota. Questo articolo è scorretto non solo politicamente, ma sotto ogni punto di vista.

Le parolacce sono la cosa più fine.

Il resto è rabbia, ovviamente assai colta e assai consapevole visto che io ho studiato e, soprattutto, proseguo a farlo.

 

1      Cosa sono le pensioni

Le pensioni sono la rendita vitalizia che, in forza di legge o di patto sociale, ogni lavoratore percepisce al termine della sua vita lavorativa, anch’essa stabilita in forza di legge o di patto sociale.

Negli stati dove il sistema pensionistico è pubblico le pensioni sono finanziate attraverso l’imposizione fiscale.

Questo vuol dire che le pensioni sono un onere solidaristico obbligatorio (non è un ossimoro, anche se sembra così) basato sulla capacità di produrre reddito da parte del paese.

Le pensioni quindi hanno un diretto impatto sul bilancio dello stato, rappresentando una componente della spesa primaria, cioè dei soldi per cassa che escono tutti i sacrosanti mesi.

L’ente primario che gestisce le pensioni in Italia è l’INPS.

Esistono anche casse di gestione pubbliche separate che derivano dalla vecchia concezione corporativa dei mestieri (es. Inarcassa, Enasarco o Inpgi) che non impattano sul discorso generale che qui facciamo, perché funzionano con lo stesso meccanismo in tutto o in parte magari con qualche componente di investimento reale, ad esempio in immobili).

Occorre comunque dire che queste gestioni rischiano maggiormente squilibri avendo una platea più piccola di interessati ed essendo sensibili anche alla mutabile capacità di lavoro di determinate categorie. Ma anche questo non è un problema. Se succede qualcosa di grave paga Pantalone Stato, come è avvenuto per l’Inpdap gestore delle pensioni pubbliche (sì, avete capito bene: “pubbliche”, cioè dei dipendenti statali) gestito così male che il governo Monti lo ha dovuto silenziosamente sopprimere, col decreto “Salva Italia”, inserendolo nell’INPS (che ne ha subito un impatto squilibrante devastante).

Insomma, al netto di eventuali fondi pensione complementari o integrativi che i lavoratori pagano da sé (o che le imprese pagano per loro se vi sono accordi sindacali in tal senso), le pensioni sono un flusso continuo generato da chi è attivo.

Per questo motivo si parla di solidarietà e non è esatto dire che la pensione è una rendita differita.

La rendita, infatti, te la costruisci tu negli anni con versamenti specifici (i fondi complementari); la pensione ordinaria invece è basata su un grande patto sociale che quelle merdacce degli evasori tradiscono ogni giorno tradendo così “te”, anche se vanno in chiesa tutte le domeniche.

 

 

2      Come deve funzionare il sistema?

Banalmente, il sistema funziona se ci sono più persone che lavorano di quelle che sono in pensione.

Attenzione: ho detto PIU’ persone che lavorano.

Se vi fosse infatti un pensionato ogni lavoratore, anche facendo finta che gli stipendi siano tutti uguali oppure che il rapporto uno a uno sia almeno a parità di lavoro (operaio/operaio, dirigente/dirigente, inutile eletto/inutile eletto), il lavoratore dovrebbe guadagnare per se e per l’altro e poi pagare anche il resto delle tasse.

Praticamente farebbe meglio a mettersi a schiavitù nella antica Roma, dove i patrizi avevano anche potere di vita o di morte sugli schiavi, ma – nei fatti – se li trattavano male erano esecrati (vero esempio di dittatura democratica ossimoricamente funzionante, mica Berlusconi coi suoi mezzadri di Forza Italia).

In pratica, per una pensione una volta servivano dai due ai tre attivi.

Oggi, che la precarietà picchia e i salari sono ridotti, va bene se ne bastano quattro.

E quando il sistema si squilibra e i lavoratori attivi diminuiscono?

Semplice: o ci si accontenta di pensioni più basse, oppure si va in pensione più tardi, oppure chi va in pensione lo distruggiamo a livello molecolare, così non costa nemmeno di smaltimento.

Prima di tutto, però, occorre avere i numeri esatti del fenomeno.

Un buon sistema, infatti, è basato tutto su eccellenti statistiche sociometriche che tengano conto di un gran numero di fattori, quali evoluzione della mortalità, variazioni nella composizione della popolazione per età, per censo, per nazionalità, etc.

Esiste una precisa branca della matematica finanziaria, la “attuariale”, che si occupa di ciò.

Esisterebbe anche un dovere di informare correttamente il governo, qualunque esso sia, da parte dell’INPS.

Ma se ci si mette a capo un politico, Tito Boeri, che oltre che essere politico è anche antipatico, incazzoso e, soprattutto, convinto di essere er meglio fico der bigonzo*, è ovvio che le informazioni non escano scorrette, questo no, ma siano divulgate alla inclita e al volgo solo quelle che interessano a colui che vuole fare carriera governativa, pur stando pesantemente sui cabasisi all’intero arco costituzionale e anche oltre.

In Italia, comunque, anche senza TB il sistema non funziona bene.

Troppe casse corporative, troppa evasione e troppe ingerenze politiche in un sistema che avrebbe bisogno più di rigore e trasparenza informativa.

Ma, soprattutto, poca natalità in uno Stato che unisce all’egoismo del benessere (trascorso, ma ancora vagheggiato) un inesistente sostegno alla famiglia.

E qui mi fermo, sennò la vecchia maestra mi avrebbe detto che sto andando fuori tema.

 

 

3      E come ha funzionato in Italia?

Da cani.

Le pensioni che oggi vediamo così vessate nascono da lontano.

Chi ha ampiamente superato l’età da modernariato come me forse ricorda questa formula magica: “14 anni, 6 mesi e 1 giorno”.

E se non ricorda proprio i diversi mantra da fattucchiera (c’erano anche il numero 20 o 25) ricorderà comunque le “baby pensioni”.

Cosa erano?

Erano il risultato di una misura varata dal Governo Rumor nel 1973 come risposta populista (quella sì davvero, non ora il povero Salvini che si arrabatta come può tra una destra e un’altra, non riuscendo a gestirne nessuna) a sani disordini di piazza che vedevano il popolo incazzato perché in pieno boom economico le disparità economiche erano enormi e il terrorismo stava cominciando ad organizzarsi come Cristo comanda (o qualcuno lo organizzava da fuori, vista la scarsa qualità dei terroristi italiani, forse con l’eccezione di Renato Curcio, troppo colto anche per loro e quindi prontamente rimosso, ma qui mi taccio di nuovo per evitare ancora un fuori tema).

Si parte così con una pesante redistribuzione del reddito, anche quello non prodotto.

E se non vi fosse chiaro ciò di cui sto parlando, mi riferisco al mitico, attualissimo deficit sul PIL che a quell’epoca assunse dimensioni spaventose, tali da far ridere l’Italia odierna, che però da quelle lezioni non ha tratto giovamento.

Sempre per i veteroscaduti come me, ricordo che sempre nel 1973 iniziarono le domeniche di austerity (essì, proprio scritto in Milanish, che fa più fine. In italiano si sarebbe dovuto scrivere da pezze al culo) prima senza macchine e poi a targhe alterne.

La scusa, non troppo scusa, furono le grandi tensioni tra Arabia e Israele, anche questo un “evergreen” (sempre come si direbbe a Milano).

Ma, considerando il livello di squilibrio della nostra bilancia dei pagamenti internazionali e la totale dipendenza dalle energie fossili (sempre lungimiranti noi eh? Solo Pino Rauti all’epoca e un pezzo di Movimento oggi hanno capito cosa sia la vera ricerca ecologista. Verdi non pervenuti), un po’ di taglio ai consumi serviva.

Cioè.

Serviva per non importare petrolio ma era dannoso per il moltiplicatore delle spese correnti dei pezzenti che un po’ di benza nel cinquecentino a rate la mettevano, visto che poteva essere un problema anche andare a mangiare la pizza col nonno se lo dovevi portare in carriola.

Insomma, niente di nuovo.

Ma torniamo a noi.

Se oggi stiamo nella merda con le pensioni la scaturigine la troviamo nelle decisioni dei nostri nonni che volevano favorire i nostri genitori inculandosi i nipoti: in sintesi, decisioni a cazzo come sempre**.

Freud in pieno delirio.

 

Pausetta fuori tema.

Per tutti i nostalgici della Democrazia Cristiana.

ANNATE ……..!!!!!!!!!!!

 

Il delirio delle pensioni finisce nel 1992 con “Lambertow” Dini, altro essere esecrabile, ma che 2+2 lo sa fare (e che come risultato per lui è sempre 5 se la moglie è “in posizione” sul mercato che lui “orienta”).

 

Altra noticella: “Lambertow” lo capiscono solo quelli che sono stati nella GRANDE BANCA D’ITALIA fino a Paolo Baffi, quando Andreotti (sempre sia maledetto) tentò di mettere la mordacchia alla Vigilanza che aveva toccato Sindona e il Banco Ambrosiano (quindi lo IOR di Santa Romana Chiesa).

 

Da quel momento cominciano una serie di manovre necessarie per riequilibrare i conti pensionistici tra calo demografico, eccessi di spesa, economia che va male, bamboccioni che vogliono fare solo il lavoro che piace a loro, italiani che non trombano più a scopo riproduttivo (e forse manco per piacere) e cazzate varie.

Inutile che vi tedi con meri elenchi tecnici.

Leggetevi, se vi va, questa ricostruzione di Repubblica***, con una avvertenza, però; mettete una bella lente d’ingrandimento al vostro cervello. Quelle che sembrano cose buone sono cazzate e quelle che sembrano cattive sono necessarie.

Tanto per dire, lo “scalone” Maroni fu un atto coraggioso.

Entrare in Europa una cazzata. Non in generale, ma a quelle condizioni.

 

 

4      AND NOW LADIES AND GENTLEMEN, l’ultima manovra, commentata con uno sguardo storico internazionale

 

Arriviamo all’oggi.

Com’è questa manovra nello specifico delle pensioni?

Tecnicamente valida.

Se non abbiamo più soldi per fare trasferimenti questo è quel che tocca.

Certo si doveva evitare di bloccare (pro quota in progressione) le pensioni da 1520€ in su che ledono veramente le classi sociali più deboli, soprattutto al Nord dove la vita costa giocoforza di più.

Mettere più sulle pensioni e meno su un sarchiapone come il reddito di cittadinanza che ancora non ha una forma e nemmeno un abbozzo (e che tanto non riuscirà, sono troppo stupide le idee che ho sentito girare, lo dico da ortottero ortodosso. Ortodosso io, ovviamente, non quei leccaculo filopartenopeidimaiani).

Però è chiaro che un meccanismo di blocco, magari dinamico, ci vuole.

Certo, mi fa una certa impressione ricordare il mio breve, ma non brevissimo, periodo di lavoro in Argentina, a ispezionare la BNL de Argentina e quella del confinante Uruguay).

In quel momento Domingo Cavallo aveva dovuto pesantemente tagliare le pensioni, dopo aver imposto la dollarizzazione del Peso.

I tagli furono così violenti che molti pensionati si suicidarono e ricordo ancora dignitosissimi vecchietti che chiedevano l’elemosina su “Florida” e vie traverse, con pudore e vergogna.

Però la cura funzionò.

Anzi, avrebbe funzionato se gli immancabili corrotti (allora sotto la Presidenza Menem, ma anche i successori sono stati delle merde) non avesse approfittato per svendere pezzi di Argentina agli immancabili Stati Uniti che la “Dottrina Monroe” la proseguono ad applicare con costanza.

Per questo oggi vedere applicati tagli draconiani alle pensioni e pensare che in questa manovra italiana ci sono ipotesi fantasiose di privatizzazioni fa un certo effetto.

 

 

5      CONCLUSIONI…per un nuovo inizio?

Non ho concluso a caso con la citazione delle privatizzazioni Argentine.

Nel nostro paese rischiamo di avere il solito ridicolo canto di cose da fare che non si faranno mai.

Ma non è detto che le cose non vadano invece male davvero.

Troppe le analogie.

Troppo l’endorsement del Dibbaverso Trump.

Se proprio devo prostituirmi, che tanto questo è l’unico mestiere del paese, fatemi sceglie la forma del bordello.

La mia preferita sono i Colonnelli.

Quelli Greci che lavorarono assai bene, anche se la narrazione di “Z l’Orgia del potere” ne ha dato una falsa immagine e cui i controcanti dei finti progressisti, ancora corifei di una sinistra incolta, contribuiscono a fare nebbia.

D’altronde, visto poi quel che è successo con quel pavido di Tsipras e quel coglione di Varoufakis, che tanto va in moto in America, fatevela da voi una immagine indipendente.

Comunque, per finire con la descrizione della cura da Cavallo (nel senso di Domingo), essa davvero funzionò bene.

Il Corralitofu invece la conseguenza dello snaturamento da corruzione, non certo di una scelta che, se avesse riportato le risorse interne sotto il controllo governativo, avrebbe rifatto dell’Argentina quel grande paese che era agli inizi del secolo scorso e che aiutò l’Italia nel dopoguerra.

CAZZO!

Imparate la storia e imparate a leggerla criticamente.

Ma sono di nuovo fuori tema.

*ci deve essere una tara familiare nel clan Boeri. Anche il fratello Stefano pensa di essere un figaccione perché ha fatto quella schifezza del bosco verticale, dove possono abitare solo calciatori, veline e altri parvenu che escono dalle favelas e pensano di essere diventati importanti.

**https://it.wikipedia.org/wiki/Baby_pensioni

***https://www.repubblica.it/economia/2016/04/13/news/pensioni_scheda-136973152/

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