Vi racconto un anno di Vigilanza su Carige

Il Ministro Tria, nella sua “Audizione dinanzi alle Commissioni Finanze congiunte di Camera e Senato sulle misure a sostegno della Banca Carige S.p.a. – Cassa di risparmio di Genova” del giorno 17 gennaio 2019[1], ha illustrato la situazione tecnica in cui si è venuta a trovare la Banca, a motivo della quale è stato deciso il commissariamento e i conseguenti interventi governativi.

È stata una audizione onesta e ben argomentata, anche se non ha raccontato le vere dimensioni del disastro che su Carige quasi tutto l’arco costituzionale ha contribuito a formare.

Ma non è questo tratto di bassa cucina sociologica che oggi ci interessa, perché c’è qualcos’altro che va approfondito rispetto alla relazione.

Dobbiamo, infatti, ben capire come si è vigilato su Carige, mentre gli scricchiolii della frana già si sentivano distintamente, in questa storia che è un vero Vajont bancario.

 

*   *   *

 

La relazione del Ministro, nella parte in cui spiega le ragioni del crollo della Banca, soprattutto nella sua componente patrimoniale, prende a base l’ultimo trimestre dello scorso anno.

Tra le altre, il Prof. Giovanni Tria fornisce la seguente indicazione: “A seguito della contabilizzazione nella trimestrale al 30 settembre 2018 di gran parte delle perdite derivanti dall’accesso ispettivo della BCE sul portafoglio crediti problematici e deteriorati, Carige ha visto indebolirsi la propria posizione patrimoniale.

In particolare, a settembre 2018 il total capital ratio si attestava al 10,88% a fronte di un requisito minimo vincolante di primo e secondo pilastro dell’11,25% (il deficit ammontava in valore assoluto a soli 50 milioni).

Questa indicazione è vera e corretta, ma non fa apparire, in quella importante sede ufficiale, come si sia evoluta, anzi involuta, la situazione della Banca nell’ultimo anno, in assenza di veri interventi di Vigilanza pur di fronte ad una ampia e oramai consolidata consapevolezza di come le cose stessero precipitando.

La prova di tutto ciò è contenuta in un documento ufficiale della stessa BCE.

Anzi non è un documento qualsiasi, ma proprio la missiva con cui si comunica alla Banca il commissariamento, che il quotidiano “Il Messaggero” è stato in grado di fotografare (di straforo come vedrete seguendo il link in nota)[2].

Orbene, proprio prendendo in esame la grave situazione aziendale, la lettera BCE con la quale si comunica il commissariamento– a firma Pedro Gustavo Teixeira, segretario del consiglio direttivo della Bce – riporta circostanze che, come capirete immediatamente, connotano un modo di procedere palesemente inadeguato.

Seguitemi un attimo nella lettura illuminante:

  1. il Capitolo 1 “Fatti su cui la decisione è fondata”, paragrafo 1.1 “Debolezza della situazione patrimoniale – perdurante violazione dei requisiti patrimoniali” inizia con questa precisa asserzione che riguarda esattamente un anno prima: “(1.1) In data 1° gennaio 2018, il soggetto vigilato risultava inosservante del requisito patrimoniale complessivo (overall capital requirement, OCR) fissato al 13,125%. Al 31 marzo i mezzi disponibili ammontavano al 12,19%, 93 punti base al di sotto dell’OCR.”;
  2. il punto così prosegue: “(1.1) Al fine di rimediare all’inosservanza dell’OCR, il piano industriale e d’impresa del soggetto vigilato, approvato nel settembre 2017, includeva l’emissione di strumenti di classe 2 per 180 milioni di euro da realizzare nel primo trimestre del 2018. Nel gennaio 2018, approvato il bilancio preventivo per il 2018 il Soggetto vigilato decideva di aumentare il volume previsto dell’emissione di strumenti di classe 2 portandolo. 350 milioni. Tuttavia, i tentativi da parte del soggetto vigilato di dar corso all’emissione di strumenti di classe 2 nel marzo e poi ancora nel maggio 2018 non avevano successi a causa dello scarso appetito degli investitori determinato da questioni peculiari nonché da tensioni sul mercato finanziario italiano.”;
  3. questa situazione determinava un necessitato cambio di prospettiva così esposto: “Di conseguenza, si richiedeva al Soggetto vigilato di presentare un piano di conservazione del capitale (Capital Conservation Plan, CCP) nell’aprile e di presentarne un altro aggiornato nel giugno 2018. Il piano aggiornato comprendeva un’emissione di strumenti di classe 2 da portare a termine entro la fine di giugno 2018: il tentativo di emissione, tuttavia, falliva di nuovo.”;
  4. ciò ha nuovamente richiesto di rivedere gli scenari nel seguente modo: “(1.1.3) In data 14 settembre 2018, la BCE valutava il CCP inadeguato e decideva di non approvarlo, richiedendo al Soggetto vigilato di presentare, al più tardi entro il 30 novembre 2018, un piano, approvato dal consiglio di amministrazione, volto a ripristinare e assicurare in modo sostenibile l’osservanza dei requisiti patrimoniali, al più tardi entro il 31 dicembre 2018. In particolare, la BCE concludeva che qualunque iniziativa diretta ad incrementare i fondi propri avrebbe dovuto inquadrarsi in un piano globale volto a ripristinare in modo sostenibile l’osservanza dei requisiti patrimoniali e che tale piano avrebbe dovuto contemplare diverse opzioni e, in particolare, valutare la possibilità di una aggregazione aziendale. (…)”;
  5. nel frattempo, la banca proseguiva ad accumulare perdite, di talché si proseguivano registrare deterioramenti importanti dei ratios così descritti: “In data 30 settembre 2018, dopo aver registrato una perdita netta di 188,7 milioni di euro, ammontando i fondi propri solo al 10,88%, l’inosservanza dell’OCR del 13,125% si aggrava giungendo a a 131 punti base. Inoltre, il soggetto vigilato registrava una violazione dei requisiti di secondo pilastro in relazione al livello di capitale totale (37 punti base).”.

Il resto è storia recente, con l’ennesimo fallimento nella raccolta fondi, assolutamente prevedibile da chiunque si occupi di questa materia e abbia osservato – anche solo dall’esterno – l’andamento della Banca, visti i precedenti e lo stato di defedamento prolungato in cui l’azienda si trovava.

La missiva è più ampia. Si riportano anche commenti circa la qualità del portafoglio crediti e sulla governance.

Vi evito questo tedio; se volete approfondire avete in allegato il link.

Guardiamo invece la sequenza delle asserzioni che ho riportato, nel modo in cui la ho suddivisa.

Al punto 1 si dice che non si rispettavano i requisiti patrimoniali già al 1° gennaio 2018, cioè un anno tondo prima del commissariamento.

Un anno!

Trecentosessantacinque giorni, festivi compresi, giorni che di festa non sarebbero dovuti essere per un controllore che sa quelle cose.

E il controllore ben le sapeva visto che Ramon Quintana della Vigilanza Bce ed Elke Konig del Single Resolution Board già nella notte tra il 15 e il 16 novembre del 2017 si erano dovuti urgentemente riunire per gestire la possibile resolution, ovvero il fallimento, di Carige, esattamente quel che è accaduto un anno dopo.

E, guarda caso, Ramon Quintana è lo stesso dirigente di divisione che proprio un anno dopo ha incontrato i vertici di Carige e la Famiglia Malacalza nell’incontro che ha definitivamente dato contezza dell’impossibilità di gestire la Banca in modo ordinario, dando il via al provvedimento di commissariamento.

In altre parole, la sequenza di (non) accadimenti che la BCE descrive dà contezza di una situazione lasciata a deteriorare proprio da quella Vigilanza che avrebbe dovuto tutelare il sistema.

Basta questo per capire il disastro.

A questo punto non commento nemmeno le altre indicazioni e i relativi fallimenti che sono descritti nei punti 2., 3. e 4, con una parte che chiede (la BCE) e l’altra che disattende (Carige).

Il punto 5. è quello da cui prende le mosse la descrizione del Ministro Tria ed anch’esso è ancora lontano tre mesi dalla inevitabile decisione finale.

Un solo piccolo passaggio mi appare degno di nota nella sua “levità” di scrittura, degna di un buon romanzo popolare. Sentite come suona bene la fine del punto .2: “Tuttavia, i tentativi da parte del soggetto vigilato di dar corso all’emissione di strumenti di classe 2 nel marzo e poi ancora nel maggio 2018 non avevano successi a causa dello scarso appetito degli investitori determinato da questioni peculiari”. Che grazia quelle “questioni peculiari“. Sembra quasi una definizioni di torbide pulsioni dell’animo operata da Liala per le pudicissime donzelle lettrici.

Insomma, abbiamo letto un drammatico romanzo epistolare.

 

*   *   *

 

Quando torneremo alla grande e vera Vigilanza italiana della Banca d’Italia?

Quella espressa fino al Governatorato Ciampi e poi picconata dapprima con l’interventismo folle di Antonio Fazio e gli allegri “furbetti del quartierino” e dopo cedendo non solo alla BCE la Vigilanza sul nostro sistema ma anche a questo nuovo modo folle di fare controlli su basi statistiche?

Non è possibile più accettare questo modo di fare Vigilanza.

Il Governo deve intervenire, anche perché nella Vigilanza Italiana della Banca d’Italia c’è ancora una grande capacità, che però col tempo perderemo per mancanza di “trasmissione culturale”.

E se, nel frattempo, le associazioni di utenti bancari volessero vedere se non si ravvisi una qualche responsabilità per il peggioramento di una situazione che già un anno fa era malata, non sarebbe male. Forse sarebbe la prima volta che fanno qualcosa di utile.

 

[1]http://www.mef.gov.it/ufficio-stampa/articoli/2018_2023-Giovanni_Tria/documenti/AC_1486-Audizione_Prof_Ministro_Tria_17gen2019.pdf

[2]https://www.ilmessaggero.it/uploads/ckfile/201901/documento%20banca_03212436.pdf

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