DAL CARNEVALE ALLA QUARESIMA IL PASSO E’ BREVE

di torquato cardilli

DAL CARNEVALE ALLA QUARESIMA IL PASSO E’ BREVE

Nel mondo che si rifà alla tradizione cristiana, il carnevale è stato sempre considerato come un periodo transitorio. Dopo aver raggiunto nel cosiddetto martedì grasso l’acme della massima concentrazione di feste, bagordi, danze, cortei, con montagne di dolci annaffiati da alcolici, con l’unico scopo del puro divertimento, si entra attraverso il mercoledì delle ceneri nella Quaresima per arrivare alla Pasqua.
Questo periodo di quaranta giorni, a somiglianza di quanto accade anche per altre religioni come Buddismo, Induismo, Sciamanesimo, Ebraismo, e Islam è dedicato alla penitenza, al digiuno come forma di espiazione, esercizio di autocontrollo, o sorta di metanoia per arrivare a Dio.
Traslando questa pratica di purificazione spirituale alla politica italiana di questi giorni diremmo che il Governo, ed il M5S suo principale azionista, dopo aver dato prova di euforia fanciullesca al limite del carnevalesco nel famoso annuncio dell’abolizione della povertà, è entrato anzitempo in quaresima senza nemmeno poter assaporare un attimo di respiro ma facendo i conti con la perdita di consensi. E sarà una quaresima lunga: per il M5S in fondo al tunnel può esservi la resurrezione con le elezioni europee di fine maggio o invece la conferma che è tramontato il sogno del rinnovamento del paese.
Due colossali batoste elettorali in Abruzzo e in Sardegna, hanno dimostrato come sia facile dilapidare il tesoro del consenso popolare conseguito appena un anno fa in una travolgente cavalcata verso il successo.
Sono bastati otto mesi di conduzione politica incerta, di cedimenti alle peggiori pulsioni leghiste, di manifesta incapacità nel dare corso alle pratiche più urgenti per il risanamento del territorio, di figure ministeriali e di sottosegretari non adeguati, di contraddizioni con le promesse elettorali (Tap, Tav, Trivelle), con l’aggravante nella percezione popolare delle pessime condizioni della capitale d’Italia, per sfarinare quella piramide del 33% di consenso popolare a livello nazionale.
Dopo lo tsunami dell’anno scorso che aveva travolto le sgangherate truppe del PD e di FI è cominciato per il M5S un declino costante. Avviluppato per tre mesi in estenuanti trattative per la formazione del Governo, con l’irritazione del Quirinale che aveva tentato la carta tecnica di Cottarelli, ha finito per cadere nella rete della Lega per un esecutivo bicolore con l’illusione di restare blindato da un patto scritto, che però come un Giano bifronte, viene interpretato da ciascuno dei due firmatari a modo proprio.
Ci sono stati poi vari incidenti di percorso (calamità, sfortuna, terremoti, incendi dolosi, litigi sciatti con l’Europa e vari partner, questione immigrazione) che non hanno impedito all’alleato Lega di fare incetta di proseliti presentandosi come il difensore dei confini e della sicurezza, e ai partiti che negli ultimi 20 anni hanno governato il paese (Forza Italia e PD) di trovare un insperato ancoraggio politico per non sparire del tutto.
La loro critica pur improntata ad una polemica sterile. senza uno straccio di proposta concreta al di là della solita propaganda, si è concentrata sulla scarsa esperienza, sulla modesta qualità intellettuale, sull’improvvisazione, sull’impreparazione e sulla mancanza di capacità di governo del M5S nell’affrontare le questioni più delicate. Al movimento di Di Maio non è bastato ripetere in ogni circostanza lo slogan dell’onestà quando i suoi esponenti entrati in Parlamento senza un test di selezione qualitativa, hanno dato prova di scarsa lucidità, di poca coerenza, di assenza di visione.
Per giustificare il deludente risultato delle elezioni regionali il M5S non ha trovato migliore argomento di quello secondo cui tradizionalmente le cinque stelle sono deboli nelle elezioni amministrative dove non hanno una classe politica strutturata e consolidata. Questa affermazione è però in plateale contraddizione con quanto accaduto nelle scorse elezioni comunali che avevano consentito a illustri sconosciuti del M5S la conquista delle poltrone di Sindaco in importati città come Parma, Livorno, Torino e Roma a scapito di vecchie cariatidi della politica del calibro di Fassino o Giachetti.
Allora la debolezza politica locale non contava perché il motore con il turbo del M5S a livello nazionale aveva catturato tutta l’insoddisfazione e la sofferenza popolare di quanti volevano un vero cambiamento, una rivoluzione democratica bianca, senza sangue, ma con riforme radicali e incisive.
Il M5S ha cercato con l’ingenuità di chi non è avvezzo ai giochi sotterranei e maleodoranti della vecchia politica di dimostrare al popolo deluso che sarebbe bastato rinunciare a metà dello stipendio dei parlamentari, rinunciare ai contributi elettorali, ridurre il vitalizio e le pensioni d’oro, consentire il reddito di cittadinanza e la pensione di cittadinanza per risolvere i problemi del paese. Invece ha dovuto fare i conti con un’amministrazione dello Stato retrograda e invischiata in pratiche corruttive, con lo spread che significa aumento del debito senza investimenti, con lo strapotere delle lobby, delle istituzioni internazionali, della finanza e della speculazione, delle consorterie che hanno tenuto l’Italia in stato di abbandono. Se nei passati venti anni non c’è stata alcuna manutenzione delle infrastrutture (strade, ferrovie, scuole, ospedali ecc.), se i nostri giovani sono stati spinti ad emigrare, per raddrizzare il paese in uno sforzo di coesione sociale sarebbe stato necessario varare subito un imponente programma di lavori pubblici ben oltre il 2,04 di sforamento del deficit con Bruxelles. Invece la scarsezza di lungimiranza del M5S, le estemporanee prese di posizione contro questo o quel governante europeo hanno cementato il blocco della reazione. Ogni giorno giornali e TV, sia pubblica che privata, hanno oscurato i successi ed ingigantito i passi falsi. E come diceva Malcom X i media hanno fatto odiare agli elettori le persone che vengono oppresse ed amare quelle che invece opprimono.
Lo stesso fondatore e garante del Movimento Grillo ha dovuto ammettere sconsolato che non sono stati all’altezza.
Riusciranno i nostri prodi eroi del M5S a frenare la slavina? Quali che siano i provvedimenti strutturali di riorganizzazione della macchina movimento, dal vertice alle articolazioni locali, il popolo ha bisogno di risultati concreti e tangibili nei settori più urgenti che toccano nel vivo la vita di ogni giorno: reddito di cittadinanza, adeguamento delle pensioni di cittadinanza, trasporti locali, scuola, sanità, lavoro, chiusura delle fabbriche, tutti temi la cui responsabilità ministeriale è affidata a ministri 5 stelle. Se questi risultati non verranno percepiti a brevissima scadenza e se i candidati al parlamento europeo non saranno accuratamente vagliati sul piano della competenza, gli elettori del successo del 5 marzo 2018 o si asterranno o continueranno a dare il voto secondo logiche di familismo e di gruppi di potere.

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