Il Robespierre de noantri

di torquato cardilli

Il Robespierre de noantri

Marcello De Vito che si presentava come l’incorruttibile esponente del M5S della capitale, arrivato, dopo cinque anni di legislatura come consigliere, allo scranno di presidente dell’assemblea capitolina, è stato ammanettato e arrestato come un furfante qualunque per aver preso parte con artifizi e sotterfugi al meccanismo di corruttela che pervade il Campidoglio da tempo immemore.

I cittadini romani sanno perfettamente quanti e quali siano stati i politici locali e i dirigenti di municipalizzate arrestati e condannati per corruzione: Gianni Alemanno sindaco di Roma a 6 anni in primo grado. Luca Gramazio pezzo grosso della destra storica della capitale a 8 anni, Franco Panzironi capo di Ama a 8 anni, Carlo Pucci dell’Ente Eur a 7 anni, Giordano Tredicine consigliere comunale del Pdl a 2 anni e 6 mesi, Luca Odevaine capo di gabinetto del sindaco Veltroni e poi capo della polizia provinciale con Zingaretti a 5 anni, Mirko Coratti del PD presidente del consiglio municipale a 4 anni e sei mesi, Andrea Tassone sindaco di Ostia del PD a 9 mesi.

Fu proprio un moto di ribellione della cittadinanza a portare al Campidoglio con quasi il 70% dei voti la sindaca Raggi, con la speranza che facesse meglio del predecessore Marino anche lui alle prese con la giustizia per spese gonfiate.

Con la Raggi fu portata alla ribalta anche una classe dirigente raccogliticcia, selezionata a casaccio col metodo dei voti on line senza un esame approfondito della caratura morale, delle competenze, del curriculum, della capacità amministrativa, della conoscenza della macchina dello Stato.

Tra gli eletti ci fu anche De Vito ora caduto nella polvere nel modo più ignominioso, lo stesso che aveva diffuso in rete i proclami più duri contro la corruzione, che da tribuno della plebe si era presentato come accanito fustigatore delle male pratiche e dei costumi corrotti di Roma, che esaltava le mani libere del Movimento 5 Stelle come un importantissimo valore etico per risanare la città per colpire sprechi e privilegi con cui i partiti di destra e di sinistra, indifferentemente, avevano campato per anni sulle spalle dei cittadini romani.

La storia ci rimanda per molte similitudini ad un altro personaggio incorruttibile, tale Robespierre, di professione avvocato, cresciuto nelle idee illuministiche di Rousseau, divenuto figura di rilievo della rivoluzione francese.

Molto probabilmente sarebbe rimasto un modesto avvocato di provincia se le condizioni politiche del paese non lo avessero spinto a concorrere nel 1789 per l’elezione all’Assemblea degli Stati generali denunciando i tentativi di alcuni nobili di riciclarsi tra i candidati per il Terzo Stato.

Oratore appassionato prese parte al giuramento della pallacorda ed assistette alla presa della Bastiglia condividendo la soddisfazione per la liberazione dall’assolutismo.

Si batté perché fossero aboliti i privilegi e la diffusa corruzione e fosse concesso a tutti i cittadini il diritto di aspirare ad ogni grado di rappresentanza.

Robespierre propose la nascita della prima repubblica francese e sebbene contrario alla pena di morte giustificò la ghigliottina come unica pena egualitaria per stroncare i tentativi contro-rivoluzionari di complotti politico-finanziari in cui erano implicati esponenti politici, banchieri e trafficanti. Arrivò a sostenere la politica del terrore di cui però rimase vittima costretto ad affrontare, ferito e sfigurato, l’onta del patibolo.

Ciascuno potrà rilevare le similitudini con il caso De Vito la cui condanna ed esecrazione morale non devono però tracimare contro il M5S che ha inteso da subito prendere una distanza chilometrica da chi l’ha tradito, calpestandone gli ideali ed insultando il sentimento di tanti milioni di elettori convinti della necessità di un radicale rinnovamento del paese.

La responsabilità penale è sempre individuale: così come il tradimento di un disertore non può infangare l’onore di un esercito fedele, la scoperta di qualche carabiniere fellone non può far perdere la fiducia del popolo nell’Arma, la condanna di un giudice corrotto nella vendita di sentenze non può far affievolire il rispetto per la Magistratura, la condanna di un cardinale pedofilo non può infangare la Chiesa dei sacerdoti onesti, la decadenza dal senato di un capo partito condannato per frode fiscale (ma non per aver goduto delle grazie della minorenne “nipote di Mubarak”) non può tramutarsi in condanna della politica.

Bisogna perciò dare atto al M5S per la tempestività e la nettezza con cui ha saputo reagire a differenza degli ipocriti degli altri partiti che ora urlano, ma che si tengono ben stretti e proteggono i propri farabutti.

Il Campidoglio è sempre stato sin dai tempi di Giugurta una sentina di vizi e di corruttela, di scambi di doni e favori contro la legge e contro l’etica pubblica ed è ora che la sindaco Raggi, se non vuole finire sommersa dall’esecrazione generale e dal ridicolo per l’incapacità ad assicurare ai propri cittadini una vita migliore, si sbarazzi d’un colpo del marciume che tuttora si annida in quelle stanze e invochi mezzi straordinari per assicurare i servizi che la popolazione aspetta. Si liberi anche della marmaglia che milita sotto la stessa bandiera e faccia ricorso a tanti liberi cittadini di buona volontà che sono disposti a darle una mano

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