Lettera aperta alla Sindaca Raggi

di torquato cardilli

Lettera aperta alla Sindaca Raggi

Cara Sindaca,

sono stato sin dall’inizio della battaglia politica per l’affermazione dei principi del M5S un tuo fervente sostenitore direttamente presso parenti, amici e conoscenti e sui social verso gli elettori, come può testimoniare la tua consigliera Monica Montella, e per questo mi sento titolato a parlarti con franchezza.

Sei stata proiettata dai romani al vertice del Campidoglio, anche grazie alla prorompente forza inerziale del M5S (così come Appendino a Torino) risultato nel 2013 il primo movimento politico italiano.

La tua elezione è stata quasi plebiscitaria (anche un orbo avrebbe vinto contro il PD e contro Giachetti) e i tuoi elettori, a torto, hanno visto in te la Giovanna d’Arco italiana, quella che facendo miracoli poteva risolvere i loro problemi di ogni giorno.

Speravano tutti, me compreso, che le cose potessero cambiare in meglio in modo visibile, concreto, tanto da rafforzare la convinzione di aver scelto la persona giusta, la squadra giusta, il movimento giusto del cambiamento che stroncassero il malaffare, che si liberassero dalle scorie e dalle incrostazioni della corruzione, che rivoluzionassero l’intera città, che restituissero qualità alla vita, che sovvertissero l’ordine delle priorità mettendo al primo posto il bene della collettività rispetto a quello dei singoli.

I guasti di decenni di incuria, di ruberie, di favoritismi illeciti non potevano essere eliminati in un giorno, un mese, un anno, ma almeno aggrediti in modo sostanziale in una consiliatura, dando ai cittadini la dimostrazione che l’Amministrazione capitolina era loro accanto non solo a parole, ma in atti concreti tangibili da ciascuno.

Sei stata la Virginia dei 1000 giorni, ed hai scelto di circondarti di persone inaffidabili, o compromesse, o con visioni opposte, provenienti anche da ambienti non specchiati, che per liti, dimissioni indotte, inchieste giudiziarie sono stati eliminati perché volevano condizionarti nelle scelte. Non è necessario essere un super tecnocrate di finanza, o un direttore generale dello Stato o un esperto di managerialità di aziende cittadine per discernere la differenza tra persone oneste, e non che lo sembrino solo in apparenza, dedite al bene pubblico piuttosto che a quello personale da quelli che sono mossi solo da sete di potere e di arrivismo.

Gli errori iniziali nella formazione della Segreteria, del Gabinetto e della Giunta (i casi dei poco di buono dei 2 fratelli Marra, Romeo, e  poi Minenna, Raineri, De Dominicis, Muraro, Berdini, Mazzilli, Colomban. Melloni, Germano, Montanari) nonché dei vertici apicali delle municipalizzate stanno a testimoniarlo apertamente.

Dunque la scelta delle politiche per Roma è stata interamente tua e i romani ora ti chiedono il conto, dopo averlo chiesto al M5S che è rimasto tramortito dopo la debacle alle elezioni europee, imputata nel Lazio proprio alla situazione di Roma.

Per non aver avuto il coraggio di smantellare l’intero groviglio di interessi e di persone che gravitano intorno al Campidoglio da qualche decennio, hai preferito tenerti buoni 40 mila dipendenti comunali e affini e scontentare al limite dell’invettiva 2 milioni di cittadini.

Avrai pure corretto il bilancio, fatto risparmi di spesa, sorvegliato gli appalti, ma i cittadini hanno continuato a vedere i mali di Roma peggiorati, dalle strade alla spazzatura, dalla cura del verde ai mezzi pubblici, dal decoro urbano alla segnaletica stradale orizzontale, dalle indicazioni verticali alla regolamentazione del traffico privato, dalle banchine del Tevere alla navigabilità fluviale rimasta una chimera.

Mi viene voglia di chiederti provocatoriamente se sei mai stata all’estero dove tutto è ad uno standard di gran lunga superiore a quello romano, non solo nella UE ma anche in altri paesi.

Sono appena rientrato da un tour in Russia e devo dirti che mi sono francamente vergognato di parlare di Roma: lì ogni cosa è ordinata, pulita, funzionante: non ho visto una carta per terra, né una cicca di sigaretta, né un graffito sui muri o sui mezzi pubblici, né una (dico una) deiezione canina, né una foglia caduta dalle migliaia di alberi; non solo le strade e i marciapiedi sono perfetti, ma anche le banchine del Volga, del Don, del Neva, fiumi tutti navigabili per spostarsi o per ammirare le bellezze monumentali come a Venezia.

I semafori (tutti) funzionano alla perfezione e danno il tempo in secondi sia per i pedoni che per le auto, mentre i vigili urbani sono discretamente presenti ma inflessibili.

Mi potrai dire che la Piazza Rossa così come da noi Piazza Venezia sono mantenute a bella posta in ordine essendo il biglietto da visita della città. E invece ti sbagli, perché lo stesso ordine l’ho trovato non solo al centro di Mosca (città di ben 10 milioni di abitanti), ma anche alla sua periferia, e poi a San Pietroburgo, e in città minori come Rostov, Vladimir, Suzdal ecc. dove non c’è un cassonetto della spazzatura. Per non parlare della metropolitana della capitale costruita come un’opera d’arte nel 1950 ed ancora in piena efficienza, pulita come un museo, con scale mobili che scendono a 70 metri sotto il livello stradale.

Squadre di giardinieri che curano le aiuole e gli immensi parchi della città, squadre di netturbini che tengono a specchio le strade anche nelle ore serali, flotte di mezzi innaffiatori per lavare strade e marciapiedi nelle ore serali e notturne, marciapiedi senza un lastrone rotto, nessun albero tagliato malamente a metà altezza d’uomo come a Roma.

Potrai obiettare che molto dipende dalla civiltà dei cittadini. E in questo ti dò ragione. I romani non hanno senso dello Stato, non sono dotati di educazione civica, non conoscono cosa sia il rispetto degli altri e l’osservanza delle regole: per rendersene conto basta fare il paragone con Milano.

Ma il sindaco di Roma queste cose le deve sapere e se non intende vivacchiare non deve tollerare lo stato di degrado generale della sua città e ribellarsi con atti estremi. O mette il governo e la popolazione di fronte alle loro responsabilità o si dimette.

Tu, cara Sindaca, non sarai rieletta anche se ti candidassi, ma perché vuoi passare alla storia come il fallimento della prima donna sindaca della capitale d’Italia?

Hai due anni a disposizione per restituire al M5S il supporto che ti ha dato e riparare al suo affievolimento: demansiona le migliaia di dipendenti assunti per familismo o nepotismo politico e mettili alla prova altrimenti lascino il posto ad altri; collega premi e riconoscimenti alla produttività di risultato; ogni consiglio di amministrazione o quadri apicali di un’azienda in perdita vano sciolti; arruola squadre di volontari, attivisti del M5S che ancora esistono e fanne gruppi di cento unità per Municipio per togliere i graffiti o le erbacce che infestano tutta la città o spazzare le strade come fanno tanti immigrati per due soldi; istituisci un servizio di controllo effettivo con il sostegno delle forze dell’ordine in ciascun mezzo pubblico; fai ridipingere le strisce pedonali; restituisci decoro ai tunnel di Roma (Ministero degli Esteri, Castel S. Angelo, Castro Pretorio sono in stato lurido come nemmeno a Calcutta). Se lo facessi i romani ti ringrazieranno, viceversa sarai la responsabile del peggior degrado e del decadimento del M5S.

Cordialmente

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