LA MUSICA SI SCRIVE DA GIOVANI PER FARLA ASCOLTARE AI VECCHI

Ho comprato “Transiberiana” del Banco.

Un’opera che già di per sé sarebbe stata difficile senza Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese.

Ma, devo dire, non ho avuto problemi di mancanza.

Il vuoto non si sente perché è un disco brutto.

Ma brutto assai.

Così brutto che ho deciso che è arrivato il momento di scrivere un pezzullo sulla necessità che gli artisti di cose musicali comprendano quando la vena si sia esaurita.

La musica, probabilmente, è davvero come la matematica; le grandi scoperte si fanno da giovanissimi e per il resto della vita le si insegna, le si suona o si fanno tutte e due le cose.

Certo esistono notevoli eccezioni, ma – a ben vedere – sono eccezioni dovute a grande maestria che, in vecchiaia, consente di scrivere cose di maniera, sempre splendide, ma non più innovative.

Cose spesso dirette a uno scopo noto, come nel caso, del Magister Ennio Morricone, che fu ancora in grado di scrivere capolavori a quasi 60 anni (Mission: 1986) ma che poi, tra una “Piovra” e l’altra, ha dato sempre un prodotto garantito, ma non più innovativo.

Per il cinema eccellente.

Per le mie orecchie e la mia anima anche.

Per l’evoluzione della musica non più.

Purtroppo, però, di Morricone ce n’è uno solo, come ci fu un solo Stravinsky (i cui Requiem Canticles ripetono comunque suoi vecchi stilemi, anche se in modo assolutamente non banale. La classe non è acqua).

In compenso, di vecchi autori che non ci stanno a invecchiare ce ne sono parecchi.

Sono come le belle signore, per le quali il tempo è assai passato, che si fanno tirare la pelle della faccia talmente tanto che diventano “Belfagor” (per non parlare del corpo rinsecchito, così lampadato da fare invidia a “Oetzi”, che non a caso si è mummificato facendo il gesto dell’ombrello, grandioso messaggio universale).

Il peggiore di tutti è Peter Gabriel, che fino a US ha scritto cose divine.

Poi basta.

Però non ha smesso.

Non cito le colonne sonore assai brutte, sarebbe pubblicità gratuita.

Mi limito a dire che “Scratch my back” è una immonda chiavica.

Per chi non conoscesse “Scratch my cojones” informo che si tratta di un disco dove PG fa cover di canzoni che a lui piacciono.

Ma le suona talmente male che non cito gli autori per non sottoporli a pubblico ludibrio.

Però informo che fa una cover anche degli Arcade Fire, che fanno schifo anche in originale.

Ma questo non è il peggio.

Dopo ha editato “New Blood” dove ha fatto suoi pezzi vecchi togliendo quel che di bello c’era, come la batteria senza piatti.

Insomma uno schifo di chi non ha idee ma fa qualcosa da vendere ai gonzi che aspettano l’ultimo ululato del vate.

E vogliamo parlare di David Bowie dopo “Let’s dance”? (disco dove c’è un incongruo, fantastico, divino Steve Ray Vaughan, dimostrazione che le divinità per un attimo si possono toccare e fare qualcosa di ancor più bello nell’accoppiamento)

NO

Non ne vogliamo parlare perché io non voglio parlarne per il troppo amore che nutro per lui.

Mi limito anche qui ad acennare solo due cose:

  1. ho un un VHS di un concerto dopo Tonight. Da vomito!
  2. anche Darkstar è brutto, anche se fatto con stilemi di grazia che un grande come lui conosceva come tasselli di un prefabbricato.

E i Genesis dopo Duke?

Oppure Emerson Lake & Palmer dopo dopo il triplo live, che viene dopo l’ultimo capolavoro “Brain, Salad Surgery” (e la postuma bellezza di “Fanfare for the common man” di Aaron Copland, unico pezzo ascoltabile da Works 1)?

Oppure i King Crimson dopo … dopo … vabbè “Vroom”. Ma è gìà tardi.

Non sarà che Beatles avevano capito tutto e i Pink Floyd pure quando si si sono fermati dopo “The Division Bell”, che è un bel disco ed è anche l’ultimo? (“The endless river” non è un disco, è solo una dichiarazione d’amore a Richard Wright. Malriuscita)

Mi fermo, così non parlo di Sting.

E adesso la seconda parte del titolo.

La musica bella si scrive da giovani matematici.

Ma solo i vecchi capiscono.

Cazzi vostri cari musicisti quando fate dischi nuovi “a una certa età”.

Noi capiamo!

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