LA MOZIONE DEL TRADIMENTO

di torquato cardilli

LA MOZIONE DEL TRADIMENTO

Chi abbia letto la mozione di sfiducia presentata dai senatori della Lega, con l’imprimatur di Salvini, contro il Governo presieduto da  Conte, avrà avuto l’’impressione di trovarsi di fronte a un testo redatto da persone spregiudicate, senza cultura giuridica, senza rispetto dei ruoli, senza visione delle conseguenze per il Paese.

Politicamente si è trattato di una mossa sbagliata e controproducente perché anziché accelerare la procedura per la crisi di Governo, ne dilata i tempi, mentre da un punto di vista di onorabilità rappresenta un tradimento non solo verso Conte e verso il socio nell’accordo di Governo, ma soprattutto verso gli italiani sulle cui teste ha fatto arrivare una nuvola nera di crisi di liquidità.

Storicamente la mozione di sfiducia è uno strumento in mano all’opposizione per far cadere il Governo, invece questa è la prima volta, nella storia della Repubblica, che un pezzo del Governo sfiducia se stesso. Insomma siamo alla comica di quelli che tagliano il ramo su  cui sono  seduti.

La mozione contiene motivazioni pretestuose, simili a quelle utilizzate da Saddam Hussein per giustificare l’invasione del Kuwait, e poggia su una montagna di ipocrisia, su evidenti giochi di parole e di bugie per nascondere il tradimento di aver stracciato unilateralmente il contratto di Governo. Insomma un atteggiamento da capitano Schettino che, dopo aver fatto fracassare la nave contro lo scoglio è scappato dando la colpa al timoniere. Ci sarà un nuovo comandante De Falco?

Esaminiamo attentamente il testo (in grassetto) della mozione:

“Il Senato, premesso che:

l’esame in aula delle mozioni riguardanti la Tav ha suggellato una situazione di forti differenze di vedute, tra le due forze di maggioranza, su un tema fondamentale per la crescita del paese come lo sviluppo delle infrastrutture; (dunque si prendono le mosse da una divergenza di vedute tra Lega e M5S sul TAV, come se queste divergenze non fossero già note da prima della formazione del Governo e non dice che Lega, PD e Forza Italia hanno votato insieme come compari di cordata e di affari)

 tenuto conto che:

1-.il Presidente del Consiglio non era presente in aula, nel momento delle votazioni sulle citate mozioni, per ribadire l’indirizzo favorevole alla realizzazione dell’opera che egli stesso aveva dichiarato pochi giorni prima nell’altro ramo del Parlamento (cioè l’assenza del Presidente del Consiglio, che oltretutto non essendo deputato non avrebbe potuto votare, viene presa a pretesto per sfiduciare il Governo. Ci vuole un bel pelo sullo stomaco per la Lega il cui leader è stato sistematicamente assente dal Parlamento e dalla Commissione antimafia, con un atteggiamento di strafottente iattanza, nonostante le convocazioni formali, per evitare di dire la verità sull’affare Savoini e sui rapporti con Arata)

2-.si è verificata la situazione paradossale che ha visto due membri del governo presenti esprimere due pareri contrastanti (qui viene confusa la verità: quando il presidente della Camera prima del voto ha dato la parola al Governo si è alzato il sottosegretario del M5S Santangelo incaricato di esprimere il parere governativo, ma prima che iniziasse a parlare, con mossa fulminea si è alzato il Sottosegretario Garavaglia, di fronte ai deputati interdetti da simile incursione banditesca per la violazione del galateo istituzionale, per dire due parole non a nome del Governo, ma della Lega)

3-.preso atto che le stesse divergenze si sono registrate su altri temi prioritari dell’agenda di governo quali la giustizia, l’autonomia e le misure della prossima manovra economica (ma è davvero paradossale che si scoprano le divergenze tra le due forze di governo su questi temi disciplinati dall’accordo di Governo)

4-.visto l’articolo 94 della Costituzione e visto l’articolo 161 del Regolamento del Senato della Repubblica, esprime la propria sfiducia al Governo presieduto dal Prof. Giuseppe Conte”

Dunque Salvini sfiducia il Governo, di cui è vice presidente, con un comportamento ipocrita e tartufesco. Avrebbe potuto tranquillamente ritirare i suoi ministri dalla delegazione di Governo e la crisi sarebbe stata ipso facto conclamata in  modo irrevocabile, con l’obbligo per Conte di dimettersi nelle mani del Capo dello Stato. Invece no, ha preferito rimanere assiso su quella poltrona nella speranza di pilotare da Ministro dell’Interno il processo elettorale.

Ripetendo come un mantra che non ha alcun interesse per le poltrone (lui che vive di politica a spese del popolo da oltre venti anni) avrebbe potuto evitare questa pantomima da teatrino di paese.

Con che coraggio spara a palle incrociate contro il Governo? Forse per farsi perdonare che ha pubblicamente mentito in più occasioni sui fatti delicatissimi relativi alla vicenda Savoini (incluso nella delegazione ufficiale a Mosca, senza i requisiti necessari incluso il nulla osta Nato e fatto passare per un imboscato, mentre è membro della Lega dal 1991) e Arata (implicato in oscure operazioni in combutta con l’ex sottosegretario della Lega Siri)? Forse voleva nascondere al popolo di aver sollecitato l’influenza straniera sulla politica italiana ed europea, mettendo a repentaglio lo schieramento dell’Italia nel contesto politico internazionale?

E proprio su questi fatti che riguardano la sicurezza e la riservatezza degli atti di Stato, nonché sul suo sonoro e arrogante “fin e non recevoir” adiversi atti di sindacato ispettivo della Camera del Senato e della Commissione antimafia, era già stata presentata alla Camera dalle opposizioni una mozione di sfiducia contro di lui, ritenuto indegno di ricoprire la carica di Ministro dell’Interno.

Tale atteggiamento, perfettamente in linea con l’ignoranza dei principi costituzionali e dei valori fondanti della democrazia (sperare che il nostro abbia una cultura giuridica e le minime nozioni di galateo istituzionale è un atto di ingenuità), ha violato l’obbligo di ciascun membro del Governo di riferire alle Camere con l’immediatezza e la continuità richieste dal principio di responsabilità dell’Esecutivo verso il Parlamento.

E’ certamente materia per i costituzionalisti stabilire se debba essere rispettato nella discussione l’ordine cronologico del deposito delle mozioni visto che quella di sfiducia contro Salvini è stata presentata 20 giorni prima di quella contro il Governo.

Nel frattempo, a dispetto delle sue smargiassate e rodomontate sullo scioglimento delle Camere, il Governo in carica è titolato a chiederne la convocazione straordinaria, come previsto dalla Costituzione, per mettere all’ordine del giorno il quarto ed ultimo voto sulla riduzione dei parlamentari.

Dopo di che se Salvini oserà bocciarla dimostrerà che la crisi è stata dichiarata per evitare il taglio delle poltrone, di cui si renderà responsabile di fronte agli italiani.
Fino ad allora il Governo sarà legittimato ad operare e per una volta Salvini dovrà adeguarsi, suo malgrado, a seguire correttamente le procedure istituzionali.

In chiusura due parole sul tempismo di un’azione politica scellerata e sui riflessi negativi per gli italiani e per il prestigio del Paese:

–          lo spread è salito in solo due giorni di 70 punti (corrispondenti a un maggiore esborso di interessi sul debito di 1 miliardo di euro a carico di tutti),

–          ogni mese il Tesoro è costretto ad emettere titoli per 40 miliardi di euro, ma sarà difficile trovare nei prossimi giorni i compratori del debito italiano senza un innalzamento cospicuo degli interessi

–          la borsa ha perso ben 4 miliardi di capitalizzazione innescando un processo di preoccupazione negli ambienti industriali e produttivi,

–          sulla testa degli italiani sta per arrivare la stangata dell’aumento dell’Iva che dal 1 gennaio 2019 salirà di 3 punti e costerà 1200 euro a famiglia, proprio nel momento in cui il Ministro del tesoro Tria stava trovando con l’UE il modo di neutralizzarla,

–          l’Italia ancora non ha nominato il proprio Commissario all’UE (il termine scade il 26 agosto) e un Governo sfiduciato e dimissionario non conterà più nulla senza poter evitare l’esclusione  dal direttorio dei portafogli più importanti.

Che Salvini, in preda a un delirio di onnipotenza, chiedendo i pieni poteri come un nuovo Cesare, abbia aperto la crisi proprio quando i sondaggi lo danno in gande vantaggio su tutti gli altri partiti è il paradosso della politica italiana affidata a avventurieri, ma non è detto che gli porti fortuna. Anzi ha già mostrato segni di nervosismo e di terrore dato che, Costituzione alla mano, il Capo dello Stato prima di sciogliere le Camere in modo così traumatico per il paese, deve verificare se esiste un’altra possibilità di Governo con una maggioranza politica diversa.

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