CHI STA CON CHI? di Torquato Cardilli

Le scienze, la matematica, la medicina, le belle arti rispondono tutte a canoni e regole precise, mentre la politica da tempo ha smesso di seguire i binari della prevedibilità. Oggi è diventata il terreno del compromesso al ribasso, delle impreviste giravolte, dei patti leonini, degli accordi scritti sull’acqua, dei veleni e dei tradimenti, delle alleanze che durano quanto un battito di ciglia.

Questo vale tanto nella politica interna quanto in quella estera, con la differenza che la prima, di cui ci occupiamo oggi, partorisce risse televisive da pollaio, insulti e scostumatezze in un continuo, ma sterile, rimpallo di responsabilità, mentre la seconda quando si snoda attraverso un accavallarsi di errori di valutazione causati dall’esondazione dell’ego ipertrofico di qualche capo di Stato, conduce, sempre e purtroppo, a distruzione, morte e a lutti tragici per la gente comune.

In Italia, ogni giorno si creano e si disfano alleanze, si rinnega ciò che era stato promesso solennemente il giorno prima, si dimenticano anatemi e abiure, si cambiano rotte e obiettivi come se queste scelte fossero indifferenti.

Dopo la stagione giallo-verde, unico sbocco possibile per assicurare il Governo al paese stante il rifiuto renziano a qualsiasi trattativa con il M5S, siamo entrati in un tunnel contrario proprio per impulso di chi ha fatto del cambio di rotta lo strumento politico per la riaffermazione del proprio desiderio di supremazia, per la conquista del potere con ogni mezzo.

Poiché questa malattia colpisce tutti a prescindere dalla posizione di governo o di opposizione, anche se non in egual misura, cominciamo con l’esame della posizione di chi rappresenta in parlamento la forza di maggioranza relativa.

Il M5S issato sul pennone più alto del consenso dal popolo italiano a marzo 2018 aveva fatto breccia in un elettorato deluso e disorientato convinto dell’impegno a combattere fino in fondo, al grido “onestà, onestà”, gli sprechi, i privilegi anacronistici, la corruzione, l’evasione e la frode fiscale e allo stesso tempo alleviare le penose condizioni di vita di milioni di persone senza lavoro, senza reddito, senza speranza.

Nel primo anno di governo M5S-Lega, suggellato dalla firma di un accordo scritto, in cui ciascuno dei contraenti aveva infilato le sue priorità, il M5S ha portato al traguardo alcune innovazioni (reddito di cittadinanza, legge spazza corrotti, riduzione dei parlamentari, abolizione dei vitalizi, ecc.); ma ha dovuto ripiegare, per le pressioni della Lega, le sue bandiere (no tap, no tav, no ai condoni, Ilva, autostrade, Alitalia), troppo arditamente sventolate.

Il fatto che ogni giorno l’alleato battesse la gran cassa della propaganda con le pernacchie all’Europa, con l’eccitazione degli animi sull’immigrazione clandestina, sulla legittima difesa, sull’ingigantimento del senso di insicurezza e blandendo qui e là gli evasori, le volpi dei bilanci fasulli, tutti quelli abituati a farla franca col fisco, gli ha fatto subire un lento, progressivo, logoramento. Come dire la conferma della legge di Gresham che la moneta cattiva scaccia quella buona. E nel campo dei 5S sono cominciati i distinguo e i mal di pancia verso la regia politica inducendo vari parlamentari all’astensione o addirittura all’uscita dal Movimento per aggregarsi al  gruppo misto, che raccoglie gli avanzi di ogni partito, o a comportarsi da transfughi in altri partiti.

Da parte sua il Capo della Lega giurava di non poter intavolare nessuna trattativa con l’opposizione del PD e rifiutava ogni appello di FI o della cosiddetta destra storica di FdI, traditi fin dal giorno dopo delle consultazioni al Quirinale. Inebriato dal successo alle elezioni europee ed esaltato dai consensi crescenti ha improvvisamente commesso un suicidio politico. Ha tradito l’alleanza (addossandone la responsabilità ai traditi) e ha rinnegato da spergiuro il giuramento costituzionale di operare per il bene della Nazione. precipitandola nel marasma, qyuale preda destinata agli artigli dei mercati pronti a profittarne.

L’esito del colpo di sole d’estate fa pensare alle parole “S’ode destra uno squillo di tromba; a sinistra risponde uno squillo: d’ambo i lati calpesto rimbomba da cavalli e da fanti il terren” della tragedia del Conte di Carmagnola, cioè di quell’ardito capitano che prima servì il Ducato di Milano e poi passò alla rivale Repubblica di Venezia lasciando morire in battaglia i suoi vecchi amici. Splendido esempio della parabola esistenziale di un uomo che passa dalla gloria alla polvere.

La sinistra delle due anime, classica di Zingaretti e movimentista di Renzi, ha colto subito l’occasione per superare d’un balzo tutte le perplessità, le inimicizie, le incomprensioni, le diversità ideologiche e programmatiche, gli anatemi ed arrivare a santificare un altro Conte, detto Giuseppi in un tweet di Trump.

Queste due anime si son fatte la guerra da subito, ma si sono unite nel disegno della spartizione di posti di potere in misura maggiore di quanto avesse ottenuto la Lega. Anche qui la digestione del banchetto è andata di traverso, perché Renzi ha cominciato a picconare la casa in cui ha fatto entrare i suoi ministri, minacciando di non votare in Parlamento una proposta di legge finanziaria che deve invece tenere conto delle osservazioni comunitarie.

Sull’altro versante le truppe della destra si sono riunite sotto il comando della Lega, imbarcando tutti, anche i più estremisti.

Il comportamento del Cavaliere ricorda il ritratto di Goya sulla condotta di Saturno, che per impedire l’avverarsi della profezia secondo cui un figlio lo avrebbe detronizzato iniziò a divorarli uno alla volta. Dunque Berlusconi che aveva prima fatto balenare lo zuccherino del delfinato ai politici a lui più vicini (Fini, Casini, Alfano, Toti, Carfagna) li ha sistematicamente fatti scomparire dalla scena uno alla volta.

Mentre Toti ha preferito fondare una sua formazione politica la Carfagna ha resistito, sperando fino all’ultimo che Berlusconi non aderisse all’incoronazione di Salvini  quale capo del centro-destra, ritenendo l’adesione dell’estrema destra di Casa Pound, contraria ai principi liberisti.

L’atteggiamento della Carfagna (che alleva seguaci indecisi sul da farsi) sembra sia piaciuto alla sinistra moderata della politica e dell’informazione (Letta nipote, il transfuga dalla Lega Flavio Tosi, il dem Mauri, il giornalista Massimo Giannini) incluso Renzi che l’avrebbe voluta come ospite alla Leopolda.

Invece il Cavaliere, in crisi di astinenza dell’abbraccio di una folla pur che sia, acciaccato dagli anni e impaurito dalle defezioni tra le sue file, ha scelto di schierarsi con Salvini, con il recondito obiettivo di fare il regista della rivincita del centro-destra alle prossime elezioni politiche.

Di fronte a questo ribollire magmatico di posizioni e di scelte politiche che non corrispondono alle promesse elettorali, il grosso del popolo non capisce più “chi sta con chi” ed è sempre più stufo dell’assenza di coerenza, preferendo rifugiarsi o nell’astensionismo o abbandonarsi alla scelta fatale di consegnarsi ciecamente mani e piedi all’uomo solo al comando.

21 ottobre 2019

Torquato Cardilli

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