DOMINANTI, DOMINATI E CLIENTES – di Torquato Cardilli

La storia ci insegna che dall’epoca della repubblica romana, giù giù per i secoli, gli Stati hanno avuto  tre tipologie, a prescindere dal regime autocratico o democratico al potere, e cioè dominanti, dominati e “clientes”.

Le tre grandi rivoluzioni moderne, quella americana, quella francese e quella sovietica, la successiva caduta degli imperi e la decolonizzazione, hanno inciso solo parzialmente su questa classificazione che vive ancor oggi.

Mentre le qualifiche di stati dominanti e di stati dominati non hanno bisogno di spiegazione, qualche parola va detta sui cosiddetti “clientes”, che sono lo strumento politico in mano ai dominanti per conseguire meglio l’affermazione della propria influenza nell’altrui politica estera, nell’economia, nella difesa.

Nella famiglia europea, al di là delle belle parole sulla solidarietà, sulla cooperazione, sulla libertà, sulla sovranità popolare ecc. non si può negare che la Germania abbia giocato il ruolo di Stato dominante, quasi alla pari con la Francia.

Ma mentre la Germania ha sempre potuto contare su Stati clientes, la Francia sbolliti i sussulti di orgoglio gaullista,  ha dovuto, di volta in volta,  cercare alleanze oppure abbracciare la stessa Germania per non finirne schiacciata.

L’ultimo esempio di questo abbraccio è stato il trattato franco-tedesco di Aquisgrana firmato a gennaio dell’anno scorso, come aggiornamento di quello precedente del 1963. Esso, nelle dichiarazioni pubbliche dei firmatari (Macron e Merkel) serviva a porre le basi per una cooperazione speciale, ma di fatto costituiva un argine contro gli altri, in particolare in funzione anti italiana (la Gran Bretagna aveva già optato per la Brexit), tanto è vero che il Presidente francese lo aveva salutato come lo scudo di protezione contro le tempeste del mondo e la Cancelliera tedesca come la risposta al populismo e al nazionalismo.

Come ho spiegato allora (https://informationzero.wordpress.com/2019/01/25/il-trattato-sul-viale-del-tramonto/) il trattatorappresentava un sonoro schiaffo politico all’Italia, mentre si presagiva il tramonto di certi ideali. Prevedere l’impegno a: tenere consultazioni bilaterali prima di ogni vertice europeo per consolidare le “comuni posizioni” in tema di politica estera e di unione economica e monetaria; creare un consiglio di difesa e sicurezza comune; far entrare la Germania nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU; creare uno spazio economico esclusivo, erano tutti temi che avrebbero dovuto metterci in guardia sull’intenzione franco-tedesca di relegarci in un angolo, mentre loro avrebbero concordato le mosse di politica estera, economica e monetaria, frantumando gli sforzi da noi dispiegati per 20 anni sulla riforma del CdS dell’ONU.

I tedeschi, allora come oggi, pensano di essere i migliori al mondo, anche se storicamente, con la loro forza aggressiva sono stati sempre un problema per tutti, non solo per l’Europa.

La famiglia dei clientes della Germania è abbastanza corposa: va dall’Austria all’Olanda, dalla Polonia alla Lettonia, dalla Danimarca alla repubblica Ceca.

Se gli austriaci nei nostri confronti credono di essere ancora al tempo degli Asburgo, in realtà anche per le ridotte dimensioni socioeconomiche e geografiche, senza sbocchi al mare, sono una tigre di carta, da non temere ma certamente da tenere d’occhio perché rifugio di speculatori finanziari.

Viceversa gli olandesi, che hanno attraversato la storia come mercanti e predicatori (koopman en predikant), si sono spesso fatti apertamente protettori degli interessi germanici nel rimproverarci, pur di ottenere una copertura all’interno dell’Unione europea sul loro paradiso fiscale che drena la ricchezza prodotta da altri, senza che la Germania, da parte sua responsabile di un surplus commerciale accumulato per anni e non riequilibrato,  abbia mai alzato la voce.

L’ultimo atto di questo modo di intendere il partenariato all’interno dell’UE, dopo la clamorosa  gaffe della Lagarde che ha sconvolto i mercati, si è consumato nell’indegno epilogo della riunione europea del 26 marzo 2020. Per la prima volta in 15 anni di potere, la Merkel, forse presa da pudore, è stata assente e si è fatta rappresentare solo da una foto e una voce radiofonica.

In sua vece i suoi clientes nordici hanno fatto muro per obbligarci alla accettazione a scatola chiusa del nuovo trattato MES su cui, in altri contesti, era stato già dato in precedenza un teorico accordo di massima. Hanno sbattuto malamente la porta in faccia non solo all’Italia ma anche alla Francia, alla Spagna, Portogallo, Grecia, e Slovenia.

L’Olanda è stata la testa di ariete di questa compagnia che ha assestato il primo colpo intesoa respingere ogni richiesta italiana su nuovi strumenti per fronteggiare la crisi sanitaria planetaria, che è devastante sul piano dell’economia, con una presa di posizione dura e netta, che rinnega i principi comunitari. Ha fatto esplodere la frattura intraeuropea che si presenta insanabile come esaustivamente trattato da Grossi (https://informationzero.wordpress.com/2020/04/01/questa-inutile-europa-e-le-gabbie-che-non-possiamo-rompere-da-soli/).

Il suo ministro delle Finanze, l’economista WopkeHoekstra, nel cui curriculum figurano rapporti di lavoro con la compagnia petrolifera Shell e con la società di consulenza McKinsey (e questo dice tutto), ha osato affermare che“…la Commissione europea dovrebbe indagare sui Paesi che chiedono i “coronabond” per capire i motivi per cui non hanno abbastanza spazio nel loro bilancio per rispondere all’impatto economico della crisi…” Vera e propria benzina sul fuoco che ha fatto esplodere l’ira del primo ministro portoghese Costa che, dandogli dell’irresponsabile, ha definito la sua uscita (criticata persino dalla stampa olandese) come ripugnante, invitando gli europei a non perdere più tempo ad ascoltare i ministri olandesi delle Finanze.

A ruota il governo francese, ha definito il politico olandese “chatelain”, significato a mezza strada tra feudatario cioè “cliente” e villano, mentre il nostro premier ha ribattuto definendo irricevibile la posizione olandese e che se essa dovesse essere fatta propria dalla Commissione, l’Italia non avrebbe accettato  il MES andando avanti con i suoi mezzi.

L’Olanda che predica austerità e disciplina è il crocevia di speculatori e si comporta sul terreno fiscale come le Cayman. Non è difficile calcolare come le economie del sud, in particolare l’Italia, siano permanentemente danneggiate dalla politica di sconti fiscali praticata dall’Olanda. Gli “eurobond” anti coronavirus che teoricamente potrebbero costare all’Olanda dai 10 ai 15 miliardi di euro una tantum rappresentano uno sforzo inferiore al danno che subisce l’Italia di 20 miliardi annui, per l’erosione fiscale di tasse che anziché finire all’erario italiano, volano nel paese dei tulipani arricchendone gli azionisti e le casse del fisco olandese.

Con furbizia caraibica, già sperimentata in Suriname, l’Olanda invita le multinazionali di mezzo mondo a stabilirvi la sede fiscale che generalmente consiste solo in una cassetta postale. E ciò che a noi fa più male è constatare che nel mazzo dei furbi privilegiati figurino imprese italiane come Mediaset e Fiat-Chrysler, vergognosamente ingrate verso il Paese che le ha fatte nascere, crescere e prosperare. Forse sarebbe il caso che il nostro Governo intervenga in modo pesante per costringerle a tornare in Italia per restituire la centesima parte dei favori ricevuti.

La contabilità di quanto l’Olanda dreni dal fisco degli altri paesi fa tremare le vene ai polsi. Nel triangolo Amsterdam, Rotterdam, Eindhoven operano circa 15 mila società straniere con un fatturato di 4.500 miliardi di euro, quasi 5 volte il Pil dell’Olanda, ma di questa montagna di soldi poco più del 4% cioè 200 miliardi sono considerati imponibili ai fini fiscali. Ecco spiegato perché colossi del calibro di Mediaset, Fiat, Ikea, Unilever, Shell, Adidas, Nikon, ecc. abbiano scelto proprio l’Olanda come domicilio fiscale.

Il Governoolandese rifiuta solidarietà nonostante l’acuirsi della pandemia che avrà effetti catastrofici sull’economia e sulla società europea e con un atteggiamento del doppio standard da una parte si oppone ai “coronabond” in nome del rigore, mentre dall’altra non si sogna di tagliare i troppi vantaggi fiscali che concede a chi sottrae risorse al paese di provenienza.

Ecco come anche i clientes dei dominanti possono essere dannosi.

 

Torquato Cardilli

(2-4-2020)

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